Il cancro dell’endometrio (la membrana che riveste internamente l’utero) è il terzo tumore più comune tra le donne di età compresa tra 50 e 69 anni in Italia [1].
Nelle ultime settimane alcune notizie diffuse sul web hanno rilanciato i risultati di uno studio scientifico secondo cui l’ibuprofene, un comune antinfiammatorio, potrebbe ridurre il rischio di sviluppare questo tumore. Ma cosa dice davvero questa ricerca?
Dottore, cos’è esattamente il tumore dell’endometrio e chi rischia di svilupparlo?
Il tumore dell’endometrio si forma quando le cellule del rivestimento interno dell’utero iniziano a moltiplicarsi in modo anomalo. Colpisce soprattutto le donne dopo la menopausa, con un’età media alla diagnosi di circa 63 anni [1]. Tra i fattori di rischio più conosciuti, un ruolo centrale è svolto dagli ormoni. Dopo la menopausa, il corpo smette di produrre progesterone, mentre continua ancora a produrre piccole quantità di estrogeni che, stimolando la divisione delle cellule dell’endometrio, possono aumentare il rischio di questo tumore [2].
A questo si aggiungono altri elementi legati allo stile di vita: i principali (oltre all’età) sono rappresentati da un’alimentazione ricca di grassi saturi, sedentarietà, obesità e sovrappeso. Anche il diabete e il fumo rientrano tra i fattori che aumentano il rischio di ammalarsi [2].
Il segnale d’allarme più importante è il sanguinamento uterino anomalo, come la perdita di sangue in età postmenopausale o un sanguinamento inatteso rispetto al normale ciclo mestruale [2]. In presenza di questo sintomo è fondamentale rivolgersi al proprio medico di medicina generale o al ginecologo senza ritardi.
Dottore, se ho alcuni di questi fattori di rischio, devo fare controlli periodici?
Non esiste attualmente uno screening di massa raccomandato per il tumore dell’endometrio nelle donne senza sintomi, nemmeno per quelle con fattori di rischio come obesità o diabete [3]. A differenza di altri tumori, come quello della cervice uterina, non c’è un esame di routine che abbia dimostrato di ridurre la mortalità nella popolazione generale.
Come già ricordato, il segnale d’allarme più importante è il sanguinamento anomalo: qualsiasi perdita di sangue dopo la menopausa, o un cambiamento insolito del ciclo mestruale, va segnalato subito al medico di medicina generale o al ginecologo. La diagnosi precoce, in questo tumore, passa soprattutto dall’attenzione ai sintomi [2].
Dottore, ma è vero che l’ibuprofene abbassa il rischio di ammalarsi?
Lo studio che ha fatto parlare di sé è stato pubblicato nel febbraio 2026 sull’International Journal of Cancer. L’analisi ha coinvolto 42.394 donne di età compresa tra 55 e 74 anni, arruolate tra il 1993 e il 2001 nell’ambito del PLCO Cancer Screening Trial (uno dei più ampi studi di coorte condotti negli Stati Uniti in campo oncologico) e seguite fino al dicembre 2009 [4]. Durante un periodo mediano di follow-up di 12 anni sono stati identificati 678 casi di cancro dell’endometrio.
I risultati mostrano che le donne che assumevano ibuprofene in modo regolare (almeno 30 compresse al mese) presentavano un rischio inferiore di circa il 25% di sviluppare un cancro dell’endometrio rispetto a chi ne faceva un uso sporadico, inferiore a quattro compresse al mese [4]. Non è stata invece osservata alcuna riduzione del rischio associata all’uso di aspirina, né nell’analisi complessiva né nei sottogruppi considerati [4].
Sembra una buona notizia. Però è importante capire cosa questo studio può e non può dirci.
Lo studio è di tipo osservazionale, il che significa che consente di rilevare un’associazione statistica tra due fattori (in questo caso, l’uso del farmaco e la minore frequenza del tumore) ma non permette di stabilire se uno causa l’altro. Per stabilire un rapporto di causa-effetto sarebbe necessario uno studio clinico controllato randomizzato, in cui le partecipanti vengono assegnate in modo casuale al gruppo che assume il farmaco e a quello che non lo assume: solo così gli effetti del caso sono ridotti al minimo e i due gruppi risultano davvero confrontabili.
Gli stessi autori dello studio sottolineano che sono necessari ulteriori studi prospettici e controllati per verificare i risultati ottenuti e chiarire i meccanismi biologici eventualmente coinvolti. Esistono infatti diverse tipologie di “studi clinici”, ognuna delle quali è funzionale a esplorare un determinato tipo di ipotesi e permette di trarre conclusioni specifiche. Per chi vuole approfondire, nella scheda “Dottore, ma è vero che gli studi clinici sono tutti uguali?” abbiamo spiegato sinteticamente il valore di ogni tipo di studio clinico esistente.
In conclusione, quindi, e in questa fase, i dati non giustificano alcuna raccomandazione sull’uso preventivo dell’ibuprofene. Va inoltre tenuto conto che gli antinfiammatori non steroidei, come l’ibuprofene, non sono farmaci privi di rischi: un uso prolungato e ad alte dosi può provocare danni allo stomaco, ai reni e al sistema cardiovascolare. Assumerli senza necessità clinica non è una scelta prudente, soprattutto in forma continuativa.
Le strategie oggi raccomandate per ridurre il rischio di cancro dell’endometrio restano quelle consolidate: seguire una sana alimentazione, mantenersi in un peso corporeo adeguato e controllare fattori di rischio come diabete, obesità, fumo.
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