La vitamina K è essenziale per la coagulazione del sangue e la salute delle ossa. Per questo, viene di norma somministrata ai neonati, subito dopo la nascita. Molte mamme si chiedono se non sia meglio iniziare a integrare già durante la gestazione, nella speranza di offrire una protezione aggiuntiva al bambino.
In realtà, se la gravidanza è fisiologica e la dieta equilibrata, non ci sono evidenze che dimostrino il vantaggio di questa precauzione. E, nel resto della vita, per la maggior parte delle persone, è sufficiente un’alimentazione varia, che includa regolarmente anche alimenti ricchi di vitamina K.
Dottore quali sono le funzioni della vitamina K?
La vitamina K è un nutriente necessario soprattutto per la produzione di sostanze indispensabili per la coagulazione del sangue, permettendo all’organismo di rimediare a ferite o lesioni ed evitando emorragie. La sua carenza può aggravare il sanguinamento dovuto a patologie che potrebbero colpire i neonati a carico delle mucose, dell’intestino, dell’ombelico e delle più pericolose (ma rare) emorragie cerebrali [1].
Per questo, l’attenzione sui livelli di questa vitamina si focalizza al momento del parto e durante la prima settimana di vita. In questi casi, il supporto del nutriente è di routine: a tutti i neonati vengono somministrate quantità di vitamina K per iniezione intramuscolare o per bocca. Ne abbiamo parlato nella scheda “I neonati allattati al seno rischiano una carenza di vitamine?”.
Dopo la nascita, in assenza di patologie, è sufficiente l’alimentazione per il giusto apporto di vitamina K?
Una dieta bilanciata evita la carenza di questo importante nutriente. Può essere utile fare chiarezza sulle due forme di vitamina K e sulle specifiche funzioni:
- vitamina K1: si assimila attraverso l’alimentazione, ed è presente soprattutto negli ortaggi a foglia verde (lattuga, spinaci, cavoli, broccoli). In minor quantità è presente anche nei legumi, negli oli vegetali, in alcuni frutti (mirtilli, fragole, kiwi, fichi);
- vitamina K2: in questa forma viene prodotta dall’organismo, grazie ai batteri dell’intestino. Ulteriori quantità si trovano nelle uova, nel burro e soprattutto nei cibi fermentati, come formaggio e yogurt [1].
Se la K1 è una protezione contro le emorragie, la K2 è stata spesso indicata nella protezione della salute di cuore, circolazione, sistema nervoso. Diversi studi hanno anche ipotizzato benefici alla salute delle ossa, agendo insieme alle vitamine A e D nella prevenzione dell’osteoporosi e del rischio di fratture (sulla vitamina D, maggiori informazioni nella scheda “La vitamina D aiuta a prevenire le fratture?”). Tuttavia, le revisioni più autorevoli mostrano prove contrastanti: i dosaggi abituali non sembrano avere effetti significativi nei pazienti già in terapia anticoagulante [2, 3].
Se si comincia a integrare la vitamina K in gravidanza è meglio?
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità e le principali linee guida internazionali, non esistono evidenze sulla necessità di un’integrazione di vitamina K prima del parto. Con una dieta corretta e in buona salute, le carenze sono rare.
Esistono, però, casi specifici che richiedono un’attenzione particolare e una valutazione personalizzata con il proprio medico o ginecologo. È il caso, per esempio, di donne in cura con farmaci anticoagulanti, come warfarin. Questi trattamenti potrebbero bloccare l’azione della vitamina K e causare problemi di sviluppo nel feto, emorragia materna e, di conseguenza, rischio di interruzione spontanea della gravidanza [1, 4].
L’integrazione, dunque, non è raccomandata come misura preventiva generale, valida per tutte le donne in gravidanza. Per evitare i rischi citati sulla salute dei neonati, è sufficiente la profilassi solo dopo la nascita e per un periodo limitato, secondo le indicazioni del pediatra.
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