I neonati allattati al seno rischiano una carenza di vitamine?

19 Marzo 2019 di Il Pensiero Scientifico Editore

Una delle preoccupazioni delle madri che allattano al seno è che il proprio latte non basti per nutrire in modo completo il piccolo. Per esempio, capita di sentir dire che la quantità di vitamine sia insufficiente. Cosa non sempre vera perché – in generale – il latte materno contiene tutte le sostanze nutrienti e le vitamine necessarie per la crescita del bambino; quindi, per quei bambini sani e nati a termine le vitamine e gli integratori minerali non sono necessari. Va specificato in generale perché non tutte le vitamine sono presenti in grandi quantità nel latte materno. Per esempio, contiene quantità sufficienti sia di vitamina C, che serve per assorbire il ferro, sia di vitamina E, che è un potente antiossidante e protegge i globuli rossi. Se la madre include nella sua dieta alimenti di origine animale, o integratori se vegana o macrobiotica, il suo latte fornisce anche la giusta quantità di vitamina B12 che serve per lo sviluppo e il buon funzionamento neurologico del neonato [1,2]. Discorso a parte è quello delle vitamine D e K che possono essere presenti in quantità insufficienti: la vitamina D serve per la formazione delle ossa e la prevenzione del rachitismo, mentre la vitamina K è un fattore chiave nella coagulazione del sangue [2].

Quindi, dottore, durante l’allattamento al seno è necessario integrare la vitamina D?

Il latte materno contiene una quantità limitata di vitamina D ma questo non significa che sia necessario supplementare con vitamina D tutti i bambini, nati a termine di gravidanza e con buon peso, se allattati al seno. Prima di completare la risposta è importante spiegare che la vitamina D non è una vitamina, ma un ormone che viene prodotto dall’organismo quando la pelle viene esposta alla radiazione solare.  Solo pochi cibi, e cioè l’olio e il fegato di alcuni pesci grassi, contengono livelli significativi di vitamina D. Quindi l’esposizione diretta della pelle al sole è il modo più comune per raggiungere livelli sufficienti di vitamina D, sia nell’adulto sia nel bambino e nel neonato. Nel caso del neonato le fonti naturali di vitamina D sono i depositi prodotti nella vita prenatale, che però possono esaurirsi nell’arco di un paio di mesi in assenza di esposizione della cute al sole [3]. Si raccomanda l’assunzione di supplementi vitaminici a quei bambini allattati al seno che per varie ragioni (clima, pelle nera o molto scura, stile di vita) non siano in grado di beneficiare dello stimolo della luce solare per produrre un’adeguata quantità di vitamina D. Se invece il bambino è allattato artificialmente, non servono supplementi, perché la vitamina D aggiunta al latte artificiale è sufficiente. La cosa importante quindi è portare il bambino all’aperto proteggendo la pelle con una crema solare.

Quindi è sufficiente portare regolarmente il bambino all’aria aperta?

Molto dipende dalla latitudine e da altri fattori. Come dicevamo, generalmente il lattante produce una quantità sufficiente di questa vitamina dopo esposizione alla luce solare. Però nel caso di bambini nati nei Paesi nordici nei mesi autunnali-invernali, quando le ore di sole sono poche, o nel caso di bambini con la pelle scura, la sola esposizione può essere insufficiente [4]. Nel libro Lo sai mamma dell’IRCCS – Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano e dell’Associazione Culturale Pediatri, viene specificato che “in alcuni casi, può essere utile una supplementazione, in particolare per i bambini poco esposti alla luce solare o di pelle scura. Questa deve essere valutata dal pediatra. È importante attenersi alle dosi consigliate dal pediatra” [5]. L’autoprescrizione è sconsigliabile perché un eccesso di questa vitamina potrebbe avere effetti tossici. Come spiegavamo in un’altra scheda su integratori e supplementi, è opportuno che sia il pediatra a vigilare sulla possibile carenza di vitamina D nel bambino e a suggerire ai genitori il modo più semplice per riequilibrare la situazione, se aumentando l’esposizione al sole protetta con un opportuno filtro solare oppure se intervenendo con una supplementazione vitaminica. Un documento della Task Force della Società italiana di Neonatologia scrive che vi è accordo unanime nel consigliare 400 UI/die alla dimissione del neonato a termine [6].

E per quanto riguarda la vitamina K?

La vitamina K è importante nella produzione di sostanze che servono per la coagulazione del sangue, e la sua mancanza può favorire la comparsa di emorragie. Il neonato è carente di questa vitamina ed è perciò importante fornire una supplementazione per ridurre il rischio della cosiddetta “malattia emorragica del neonato” [5]. Una dose di vitamina K viene somministrata dal punto nascita [7], per iniezione intramuscolare o per bocca: questa dose serve per evitare le emorragie nella prima settimana di vita (forma classica di malattia emorragica del neonato) e nel caso venga somministrata intramuscolo riduce anche il rischio di emorragia tardiva. Nonostante sia una pratica adottata da diversi decenni, non c’è uniformità a livello internazionale sulle modalità della profilassi in merito a quanta vitamina K e secondo quale modalità. Per esempio le ultime linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul parto suggeriscono la somministrazione di 1 mg di vitamina K intramuscolo dopo il parto [8]. In Italia, secondo la Società Italiana di Neonatologia, è prevista la somministrazione di 0,5-1 mg di vitamina K via intramuscolo a tutti i neonati alla nascita, solo in casi eccezionali si rispetta la richiesta dei genitori della eventuale scelta della strategia orale seguendo uno specifico programma terapeutico che dura 14 settimane [6].

I supplementi di vitamina K servono per tutto il periodo dell’allattamento?

Il latte materno non contiene abbastanza vitamina K. È stato calcolato che il colostro contiene circa 2 microgrammi di vitamina K per litro e il latte materno ne contiene solo 1 mg per litro [9]. Una dieta ricca di vitamina K da parte della madre non sembra influire sui livelli plasmatici di vitamina K nel neonato allattato al seno, mentre i supplementi di vitamina K nella madre possono in parte migliorarli [10].

Ci può quindi essere un rischio, molto più basso, di emorragia tra il primo e terzo mese (forma tardiva) nei neonati allattati esclusivamente al seno. “La Società Italiana di Neonatologia consiglia la vitamina K per tutti i primi tre mesi di vita perché esistono forme più tardive di malattia emorragica e non sappiamo esattamente per quanto sia sufficiente la copertura dell’iniezione, ma altre società scientifiche internazionali non danno questa indicazione” scrive la pediatra Elena Uga sulla rivista Uppa. Un pediatra per amico [11]. Anche in questo caso è importante parlarne con il pediatra per essere correttamente informati sulla base delle evidenze scientifiche, perché è importante che i genitori abbiano la possibilità di poter scegliere liberamente la procedura da adottare per il proprio bambino, come sottolineano le linee guida.

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Il Pensiero Scientifico Editore è tra le più “antiche” case editrici scientifiche italiane. Fondata nel 1946, collabora con le principali istituzioni sanitarie pubbliche del nostro Paese. Ha collaborato per anni col Ministero della salute e con l’AIFA alla produzione del Bollettino di Informazione sui Farmaci. La Provincia Autonoma di Bolzano si avvale del Pensiero Scientifico Editore per la cura del portale della Biblioteca Medica Virtuale e la ASL Roma 1 della Regione Lazio della Biblioteca online Alessandro Liberati. È provider nell’ambito del Programma Nazionale di ECM. Il Pensiero Scientifico Editore cura l’edizione di 20 riviste, parte delle quali pubblicate in collaborazione con società scientifiche, e di circa 30 nuovi libri ogni anno.
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