Si può essere dipendenti dallo zucchero?

17 Dicembre 2025 di Rebecca De Fiore (Pensiero Scientifico Editore)

Capita spesso di sentire frasi come “non posso vivere senza dolci” o di percepire un bisogno quasi compulsivo di consumare qualcosa di zuccherato, specialmente in momenti di nervosismo, stress o stanchezza. Molti descrivono questa sensazione come una vera e propria dipendenza, paragonandola a quella da droghe o alcol. Ma è scientificamente corretto parlare di “dipendenza da zucchero”? O si tratta piuttosto di un’abitudine alimentare difficile da cambiare?

La scienza sta ancora cercando una risposta definitiva, ma alcuni punti sono chiari: lo zucchero stimola i centri del piacere nel cervello, può favorire un consumo eccessivo, ma non crea una vera dipendenza come le sostanze stupefacenti. Possiamo quindi affermare che lo zucchero non è ufficialmente classificato come una sostanza che crea dipendenza, alla pari di alcol, nicotina o droghe.

Dottore, lo zucchero crea davvero dipendenza?

Non nel senso strettamente medico del termine. Attualmente, la “dipendenza da zucchero” non è riconosciuta come diagnosi ufficiale nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), un sistema di classificazione dei disturbi mentali ampiamente utilizzato per scopi clinici, di ricerca e statistici [1]. Al suo interno si trovano invece, ad esempio, la dipendenza da alcol, nicotina, sostanze stupefacenti.

Tuttavia, la ricerca suggerisce che il confine è sottile. Studi su modelli animali hanno mostrato che l’accesso intermittente allo zucchero può indurre comportamenti simili alla dipendenza: abbuffate (binge-eating), astinenza e desiderio compulsivo (craving) [2]. Negli esseri umani la situazione è più complessa: spesso non è il solo zucchero a creare “dipendenza”, ma i cibi ultra-processati (merendine, snack, fast food) che combinano zuccheri, grassi e sale in un mix studiato per massimizzare la palatabilità (il cosiddetto “bliss point”, punto di beatitudine), e stimolare i centri di ricompensa del cervello, rendendo difficile smettere di mangiarli [3].

Dottore, allora perché sentiamo questo bisogno irrefrenabile di dolci?

La risposta è sia fisiologica che psicologica. Quando consumiamo zuccheri semplici, i livelli di glucosio nel sangue salgono rapidamente, stimolando il cervello a rilasciare dopamina, un neurotrasmettitore legato alle sensazioni di piacere e gratificazione. È lo stesso circuito neurale attivato da droghe e alcol, sebbene in misura diversa [2].

Inoltre, dopo il picco glicemico iniziale, segue spesso un calo repentino degli zuccheri nel sangue, che il corpo interpreta come una carenza di energia, spingendoci a cercare nuovamente dolci per “tirarci su” rapidamente. A questo si aggiunge la componente emotiva: fin dall’infanzia, il dolce è associato a premi, feste e consolazione, creando un legame psicologico che rinforza il desiderio [3].

Dottore, quanto zucchero si può consumare senza rischi?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità è molto chiara su questo: per ridurre il rischio di obesità, carie e malattie croniche, il consumo di zuccheri “liberi” (quelli aggiunti agli alimenti o presenti naturalmente in miele, sciroppi e succhi di frutta) non dovrebbe superare il 10% dell’apporto calorico giornaliero.

Una riduzione ulteriore al di sotto del 5% (circa 25 grammi, ovvero 5-6 cucchiaini da tè al giorno per un adulto medio) fornirebbe benefici aggiuntivi per la salute [4]. Per farsi un’idea, 25 grammi di zucchero corrispondono più o meno a un bicchiere piccolo di bibita zuccherata o a due biscotti industriali, o, per rimanere in tema natalizio, a una fetta media di panettone (circa 100 g) o a un pezzettino (25 g) di torrone.

Per i bambini le raccomandazioni sono ancora più stringenti: sotto i 2 anni è consigliabile evitare completamente gli zuccheri aggiunti per non abituare il palato a soglie di dolcezza troppo elevate [5].

Attenzione: queste limitazioni non riguardano gli zuccheri intrinseci presenti naturalmente nella frutta fresca intera e nel latte, il cui consumo non ha mostrato effetti negativi sulla salute [4].

A cosa corrispondono 25 gr di zucchero?

25 grammi di zucchero corrispondono a un cucchiaio colmo di zucchero, oppure a circa 5-6 cucchiaini da tè rasi. Ovviamente dipende poi dal singolo zucchero, per esempio lo zucchero a velo è un po’ più leggero.

Ma facciamo qualche esempio concreto:

  • Bibite: L’equivalente di una lattina di aranciata, coca-cola o tè freddo.
  • Dolci: Una fetta di crostata, un paio di biscotti, una merendina farcita, o due ghiaccioli.

Dottore, come si può ridurre il consumo di zuccheri se è così difficile?

Ridurre lo zucchero richiede una strategia graduale per “rieducare” il palato, che col tempo si abituerà a sapori meno dolci. Ecco alcuni suggerimenti [6, 7]:

  • Leggi le etichette. Molti zuccheri sono nascosti in alimenti insospettabili come salse (ketchup), pane in cassetta, sughi pronti e yogurt “alla frutta”. Cerca termini come sciroppo di glucosio-fruttosio, destrosio, maltosio o saccarosio tra i primi ingredienti e prova a evitarli.
    Attento alle bevande. Le bevande zuccherate (bibite gassate, tè freddi industriali, succhi di frutta) sono la prima fonte di zuccheri aggiunti. Sostituiscile con acqua o infusi non zuccherati.
    Evita di tenere scorte di dolciumi in casa. Se il cibo non è immediatamente accessibile, è meno probabile cedere a un impulso momentaneo.
    Sostituisci, non eliminare. Quando hai voglia di dolce, opta per la frutta fresca. Contiene zuccheri, ma accompagnati da fibre che ne rallentano l’assorbimento e aumentano il senso di sazietà, evitando i picchi glicemici dei dolci industriali.
    Non saltare i pasti. Arrivare ai pasti principali troppo affamati aumenta il desiderio di cibi ipercalorici e zuccherini per un’energia immediata. Una dieta equilibrata e regolare aiuta a stabilizzare la glicemia.

Argomenti correlati:

Alimentazione

Autore Rebecca De Fiore (Pensiero Scientifico Editore)

Rebecca De Fiore ha conseguito un master in Giornalismo presso la Scuola Holden di Torino. Dal 2017 lavora come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove collabora alla creazione di contenuti per riviste online e cartacee di informazione scientifica. Fa parte della redazione del progetto Forward sull’innovazione in sanità e collabora ad alcuni dei progetti istituzionali con il Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio.
Tutti gli articoli di Rebecca De Fiore (Pensiero Scientifico Editore)