Possiamo prevenire l’avvelenamento da monossido di carbonio?

23 Marzo 2026 di Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

Stufe, caldaie, caminetti, barbecue sono apparecchi comuni, presenti in molte case e luoghi di lavoro. Quando però funzionano male o gli ambienti sono poco ventilati, possono sprigionare una minaccia invisibile: il monossido di carbonio. Incolore, inodore e insapore, questo gas non dà segnali d’allarme e per questo può causare perdita di coscienza e morte senza che chi è esposto avverta alcun sintomo.

In Italia si contano tra i 350 e i 600 decessi ogni anno e oltre seimila ricoveri. Circa l’80% delle intossicazioni da monossido di carbonio rilevate nei pronto soccorso avviene tra le mura domestiche [1].
Conoscere i sintomi e come intervenire nell’immediato e, soprattutto, adottare comportamenti consapevoli per prevenire incidenti può fare la differenza.

Dottore, che cos’è il monossido di carbonio e perché è così pericoloso?

È un gas tossico prodotto dalla combustione incompleta, cioè quando alcuni materiali, in particolare, ma non solo, gli idrocarburi (composti formati da carbonio e idrogeno come il gas di casa o la benzina), bruciano in ambienti con poco ossigeno. Il monossido di carbonio (la sigla chimica è CO) è particolarmente pericoloso perché incolore, inodore e insapore; inoltre non è irritante per gli occhi o la gola, nemmeno a concentrazione elevate. Per queste caratteristiche, è definito “assassino silenzioso”: i suoi effetti nocivi, spesso letali, sull’organismo sono difficili da riconoscere in tempo.

Generalmente, l’incontro ravvicinato con il CO avviene quando si utilizzano stufe a legna, carbone o gas, caminetti o bracieri, caldaie e scaldabagni, generatori (gruppi elettrogeni) portatili, motori di automobili. In misura minore, il rischio può provenire da ambienti esterni: accade quando si vive accanto a un garage automobilistico, a un’officina o in prossimità di strade molto trafficate, oppure durante gli incendi [2, 3].

Il monossido di carbonio inalato può invadere alcuni organi del corpo in concentrazioni più o meno rischiose. Il gas, infatti, si lega con l’emoglobina, la proteina contenuta nei globuli rossi, dunque nel sangue, che ha il compito di trasportare ossigeno. ll problema è che il CO si lega all’emoglobina con una forza molto maggiore rispetto all’ossigeno, impedendole di svolgere il suo compito.

Il risultato è che i tessuti vengono privati dell’ossigeno di cui hanno bisogno, come se l’organismo stesse soffocando dall’interno. Le conseguenze possono essere rimediabili o gravi, e ciò dipende dalle concentrazioni tossiche nell’ambiente, dalla durata dell’esposizione, dalle condizioni di salute e dall’età della persona esposta [3].

Quali sono i sintomi dell’avvelenamento da monossido di carbonio?

L’avvelenamento può colpire sia le persone sia gli animali, spesso senza segnali d’allarme evidenti. I sintomi iniziali, generalmente, comprendono [2, 4]:

  • mal di testa;
  • vertigini;
  • nausea e vomito;
  • stanchezza;
  • confusione mentale.

Nei casi più gravi si arriva a perdita di coscienza, convulsioni, asfissia, fino all’arresto respiratorio. Particolarmente a rischio sono le persone addormentate o in stato di ebbrezza che non riescono ad avvertire i primi malesseri.

Traffico con emissioni di gas di scarico, possibile fonte di monossido di carbonio e inquinamento dell’ariaNon tutte le intossicazioni si verificano in forma acuta. L’avvelenamento da CO può manifestarsi anche in forma cronica con sintomi meno allarmanti e perciò sottovalutati. Affaticamento che dura per giorni, mal di testa frequente non facilitano la diagnosi di intossicazione cronica perché simili ai sintomi della depressione, dell’emicrania ricorrente o di altre patologie neurologiche e psichiatriche [5].

Alcune categorie sono più esposte al rischio di altre: anziani, donne in gravidanza e coloro che soffrono di patologie cardiovascolari, respiratorie o di anemia [6]. I bambini, inoltre, sono tra i più vulnerabili: il peso corporeo inferiore e l’immaturità dell’apparato respiratorio li espongono maggiormente agli effetti nocivi del gas. I sintomi, simili a quelli degli adulti, sono: sonnolenza, incapacità a reagire agli stimoli o irritabilità. In questi casi, una diagnosi corretta è fondamentale, altrimenti si può sottovalutare il malessere o confonderlo con intossicazioni alimentari o infezioni intestinali [5].

Dottore, mi spiega meglio in quali situazioni si può verificare l’avvelenamento?

Le fonti più comuni sono quelle domestiche: stufe e caldaie vecchie, difettose o utilizzate in modo scorretto. Altri apparecchi potenzialmente pericolosi sono gli scaldabagni, le lampade a gas da giardino, i barbecue a gas e a carbone, i generatori a benzina. Accendere legna e altri materiali in camini e bracieri può generare monossido di carbonio se gli ambienti sono piccoli o non ben ventilati.

Un rischio spesso sottovalutato riguarda i garage: lasciare l’auto accesa in spazi chiusi permette al gas di saturare l’ambiente molto rapidamente. Le stesse avvertenze valgono per i luoghi di lavoro [3].

Allora, dottore, è possibile prevenire l’avvelenamento da monossido di carbonio?

Sì, possiamo fare molto per evitare le situazioni pericolose che abbiamo descritto. Le principali raccomandazioni sono [4, 6]:

  • non usare stufe a gas, bracieri, barbecue, generatori o fornelli da campeggio in ambienti poco ventilati;
  • non lasciare l’auto o altri motori accesi in garage o spazi chiusi;
  • valutare l’installazione di rilevatori di CO nei locali in cui si usano apparecchi a combustione o camini;
  • non usare un frigorifero che emette cattivi odori, si potrebbe trattare di gas tossico;
  • non utilizzare il forno per riscaldare un ambiente.

Ricordiamo, inoltre, che il controllo dei fumi degli impianti di riscaldamento in casa (caldaie e fumarie) è obbligatorio e va eseguito ogni anno da parte di personale certificato. Anche il camino a legna necessita di una pulizia periodica [7].

Cosa fare se sospettiamo un avvelenamento da monossido di carbonio?

Non appena si riconoscono i primi sintomi, è necessario agire in fretta. Il primo passo è chiamare il 118, il numero di emergenza.

Altrettanto rapidamente occorre allontanare tutti dall’ambiente contaminato, lasciando porte e finestre spalancate e spegnendo l’apparecchio che ha causato la perdita di CO [4].

Se i soccorsi sono rapidi, si può sopravvivere?

La prognosi, cioè una previsione sull’esito dell’eventuale avvelenamento, dipende da più fattori: quanto tempo si è rimasti esposti al CO, se i soccorsi sono stati tempestivi e, come abbiamo spiegato, le condizioni di salute della persona coinvolta. Trattare un’intossicazione da monossido di carbonio è, tuttavia, possibile. Esistono diversi interventi che mirano a ripristinare l’apporto di ossigeno all’organismo ed eliminare le molecole tossiche. Generalmente, si somministra ossigeno con una maschera facciale o, nei casi gravi, in una camera iperbarica [5].

L’efficacia di camere iperbariche come trattamento dell’avvelenamento da CO è tuttora oggetto di dibattito. Uno studio molto citato, sebbene datato, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha concluso che questo trattamento può proteggere le persone intossicate da conseguenze neurologiche gravi [8].

Dall’analisi delle evidenze più recenti, invece, sono emersi i limiti degli studi finora effettuati. Non è dunque dimostrato che l’ossigeno iperbarico possa ridurre i rischi di conseguenze croniche gravi nelle persone intossicate da CO [9].
Proprio per questo, la prevenzione degli incidenti è fondamentale.

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Autore Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

Maria Frega è sociologa, specializzata in comunicazione, e scrittrice. Si occupa di scienza, innovazione e sostenibilità per un'agenzia di stampa e altri media. Sugli stessi temi cura contenuti per testi scolastici e organizza eventi di divulgazione con associazioni ed enti pubblici. È inoltre editor di saggistica e tiene corsi di scrittura anche nelle scuole e in carcere. I suoi ultimi libri sono Prossimi umani e Filosofia per i prossimi umani, con Francesco De Filippo per Giunti Editore.
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