30 Marzo 2018 di Ulrike Schmidleithner

Malattie infettive – Strategie a confronto

Ci sono malattie infettive che sono molto rare, ma per chi ne viene colpito a ciel sereno le conseguenze possono essere estremamente gravi e, in una percentuale importante, anche mortali. Il primo germe che mi viene in mente, tra quelli che corrispondono a questa descrizione, è il meningococco. Tutti conoscono la sua capacità di provocare una grave sepsi e/o la meningite.

Poi ci sono altre malattie infettive che si diffondono con la facilità di un incendio nella savana, ma che solo in una piccola percentuale dei pazienti causano gravi complicanze o addirittura la morte. Il morbillo appartiene a questa categoria.

Tutti hanno paura del primo tipo, perché chi viene colpito da una grave infezione da meningococco è in pericolo di vita e finisce invariabilmente in terapia intensiva. Quasi nessuno sottovaluta questa malattia, quando si manifesta.

Il secondo tipo, invece, viene sottovalutato perché prima o poi infetta praticamente tutti, e quando uno si ammala non finisce automaticamente in terapia intensiva ma generalmente viene curato a domicilio. Alcuni dei casi più leggeri forse non arrivano nemmeno all’attenzione di un medico. La probabilità di avere delle gravi conseguenze permanenti o di morire è bassa – nei paesi industrializzati attualmente circa 1 su 1000 casi notificati – però proprio grazie alla diffusione capillare il virus riesce, passando da un malato all’altro, a raggiungere anche molti dei soggetti ad alto rischio. Ci sono alcune patologie di cui si sa bene che aumentano il rischio di gravi complicanze, ma nessuno può sentirsi completamente al sicuro. Ogni persona è unica e anche qualcuno che apparentemente è sano come un pesce può avere, senza saperlo, una predisposizione genetica o una malattia ancora non diagnosticata che aumenta il rischio di sviluppare gravi complicanze se si dovesse ammalare, ad esempio, di morbillo. Nessuno al mondo è in grado di prevederlo.

Per quanto riguarda il primo tipo, nonostante tutti siano consapevoli della gravità di una sepsi o di una meningite da meningococco, ci sono alcuni genitori che non vaccinano i figli perché credono che la probabilità che si ammalino sia estremamente bassa. Valutano erroneamente più alto il rischio del vaccino. Per essere onesti fanno un ragionamento logico, mettendo rischi e benefici sui piatti di una bilancia e prendendo una decisione basata sul risultato della loro valutazione. Peccato che il loro ragionamento sia costruito su dati un po’ distorti visto che il rischio, anche se basso, c’è, e perché il vaccino è molto più sicuro ed efficace di quanto non pensino queste persone. Un po’ come quando uno a scuola riceve un voto insufficiente a un esame di matematica con la scritta in rosso Il procedimento è corretto ma ci sono errori di calcolo. È la rarità di questo tipo di infezione che fa abbassare la guardia, anche se la malattia di per sé fa paura. Infatti, nemmeno il più convinto nemico dei vaccini si sognerebbe mai di portare i figli a un “meningococco-party”.

Immaginiamo ora batteri e virus come essere pensanti e osserviamo quale strategia hanno elaborato per diffondersi e sopravvivere.

Quelli del primo tipo mietono un certo numero di vittime usando la tattica dell’aggressività, e della pericolosità nel momento in cui riescono a superare la barriera delle mucose e causare una sepsi e/o una meningite. Mentre si avvicinano alla vittima predestinata usano, come se camminassero sulla punta dei piedi, i portatori sani, nei quali il batterio passa inosservato.

Quelli del secondo tipo, invece, ottengono un importante numero di vittime usando la tattica opposta: si fingono innocui agli occhi di tanti. Il nome morbillo risveglia in molti un po’ di nostalgia per il periodo dell’infanzia. Vengono in mente film, sit-com, cartoni animati con scene in cui qualcuno ha il morbillo, con le caratteristiche macchie sul viso. Facendosi passare per una malattia innocua, i virus riescono a farsi aprire la strada e a raggiungere l’obiettivo grazie alle persone che si sono fatte ingannare. Quelle che dicono: “Il morbillo? Che vuoi che sia! Io l’ho avuto e sono vivo, e anche tutti i miei amici!” sono state ingannate dal virus stesso, non tanto da chi critica le vaccinazioni. Quindi anche la tattica del morbillo ha un certo successo, ed è molto difficile far comprendere alle persone la pericolosità di questo virus. Per fortuna la maggioranza dei genitori italiani si fida delle raccomandazioni dei medici e protegge i figli, facendoli vaccinare. Dobbiamo essere riconoscenti a tutte le persone che non hanno sottovalutato questa malattia, perché grazie a loro ogni anno si evitano moltissime tragedie. Ma nessuno parla di loro, perché ovviamente una disgrazia che non avviene non fa notizia e quindi nemmeno chi la previene. Naturalmente nessuno può conoscere i nomi di quelli a cui è stata risparmiata la vita grazie all’introduzione di questo vaccino. Si sa solo che in Italia sono centinaia ogni anno visto che, ancora all’inizio degli anni Settanta, c’erano in media almeno duecento casi di morte ogni dodici mesi. A questi si devono aggiungere le tante persone a cui questo virus ha causato danni permanenti.

Anche se i virus e batteri patogeni non sono esseri pensanti, rimane il fatto che ciascuno di loro ha sviluppato una strategia vincente per preservare la propria specie, anche a costo di danneggiare altri esseri viventi. Ma anche noi, che invece siamo esseri pensanti, abbiamo sviluppato le nostre strategie per difenderci dai germi pericolosi: gli antibiotici, gli antivirali ma soprattutto la prevenzione grazie ai vaccini.

Ulrike Schmidleithner

Autore Ulrike Schmidleithner

Una mamma che segue dall’inizio del 2002 con grande passione la questione vaccini. In tutti questi anni ha approfondito ogni aspetto di questo tema. Conosce praticamente tutti gli argomenti usati dalle persone contrarie alle vaccinazioni. Ha controllato accuratamente ciascuno di questi assunti e ha scritto moltissimi articoli sul suo blog Vaccinar...SI’! e sulla pagina Facebook omonima, per spiegare in modo pacato e comprensibile anche a chi non ha studiato medicina come stanno realmente le cose secondo il parere della comunità scientifica. Ha sempre fatto controllare i suoi articoli da uno o più esperti per assicurare la correttezza scientifica, che è indispensabile per un tema così importante. Sul nostro sito cura “La rubrica della mamma” in cui si rivolge ai genitori stando al loro fianco.
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