Posso usare le lenti a contatto al mare e in piscina?

3 Luglio 2026 di Benedetta Ferrucci (Pensiero Scientifico Editore)

Persona che inserisce una lente a contatto nell'occhio, corretta applicazione delle lenti prima dell'uso.Le lenti a contatto sono tra i dispositivi medici più diffusi al mondo. Con l’arrivo della bella stagione, molti si chiedono se sia davvero rischioso tuffarsi in mare o in piscina senza toglierle. La risposta degli esperti è chiara: l’acqua e le lenti non devono entrare in contatto. Capire il perché aiuta a fare scelte più consapevoli, soprattutto quando si è in vacanza e si vorrebbe evitare di portare occhiali da vista.

Dottore, cosa c’è di pericoloso nell’acqua del mare o della piscina se porto le lenti?

Occhialini da nuoto appoggiati a bordo piscina, alternativa più sicura alle lenti a contatto durante il bagno.Il problema principale è che l’acqua – qualunque acqua – non è sterile. Contiene microrganismi di vario tipo che, a contatto con l’occhio, possono causare infezioni. Le lenti morbide in particolare, a contatto con l’acqua, si deformano, si gonfiano e possono aderire alla cornea, provocando piccole abrasioni. Queste microlesioni facilitano l’ingresso dei germi nell’occhio [1,2].

Tra i microrganismi presenti nell’acqua, il più temibile per chi porta le lenti a contatto è un parassita chiamato Acanthamoeba. Si trova nell’acqua dei laghi, del mare, delle piscine e persino nell’acqua del rubinetto, ed è in grado di causare una forma grave di infezione della cornea chiamata cheratite da Acanthamoeba. Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2025 sulla rivista Ophthalmology, che ha analizzato 105 studi condotti tra il 1987 e il 2022, stima che nel 2023 si siano verificati nel mondo circa 12.950 casi di questa infezione [3]. Tra l’85% e il 90% dei casi colpisce persone che portano lenti a contatto [3, 4].

Nonostante i rischi documentati, l’esposizione delle lenti all’acqua durante le attività quotidiane o ricreative non è rara: una revisione della letteratura pubblicata nel 2019 [2] ha evidenziato che questo dipende in parte dalla scarsa consapevolezza dei portatori di lenti, ma anche da messaggi contraddittori tra diversi enti e dall’uso diffuso di immagini acquatiche nei materiali di marketing di questi dispositivi, che possono generare confusione.

Dottore, ma se la piscina è clorata, il rischio non è minore?

Mano che tiene una lente a contatto accanto al portalenti, simbolo della corretta gestione e conservazione delle lenti.Il cloro riduce la quantità di microrganismi presenti nell’acqua, ma non basta a eliminare il rischio. L’Acanthamoeba, quando le condizioni ambientali diventano sfavorevoli – come l’esposizione a sostanze chimiche disinfettanti – è in grado di trasformarsi in una forma dormiente, la cisti, che ha una parete a doppio strato e resiste ai trattamenti disinfettanti [4]. Questo significa che anche in una piscina ben mantenuta il parassita può sopravvivere e venire a contatto con le lenti.

L’acqua di mare, dal canto suo, presenta un ulteriore problema meccanico: ha una concentrazione di sale diversa da quella delle lacrime, per cui può disidratare le lenti morbide, farle restringere e renderle difficili da rimuovere. Questo provoca abrasioni sulla cornea che, come abbiamo visto, facilitano le infezioni [1]. Sabbia e particelle sospese nell’acqua marina possono inoltre accumularsi sotto la lente, aggravando l’irritazione.

Dottore, la cheratite da Acanthamoeba è davvero così grave?

È un’infezione rara ma molto seria. All’inizio i sintomi possono sembrare quelli di una comune irritazione: fastidio alla luce, sensazione di corpo estraneo, visione leggermente offuscata. Proprio per questo la diagnosi arriva spesso in ritardo, dando al parassita il tempo di penetrare in profondità nella cornea e di raggiungere i nervi corneali, con dolori molto intensi [4]. Ricevere il trattamento entro 14 giorni dalla comparsa dei sintomi è uno dei fattori che più influenza il risultato finale [4].

Nei casi più gravi, quando le terapie mediche non sono sufficienti, può rendersi necessario un trapianto di cornea [1, 4]. In Italia, secondo i dati presentati al XX Congresso della Società Italiana di Cornea, Cellule Staminali e Superficie Oculare nel giugno 2022, si stimano oltre 400 casi all’anno di cheratite da Acanthamoeba, in aumento progressivo. Di questi, tra il 12% e il 50% dei casi non risponde alle terapie mediche e richiede un intervento chirurgico [5].

Dottore, cosa devo fare concretamente per proteggere gli occhi in estate?

Confezione di lenti a contatto giornaliere in blister, dispositivo medico per la correzione della vista.La regola fondamentale è semplice: togliere le lenti prima di fare il bagno al mare, in piscina, o anche sotto la doccia. Lo raccomanda esplicitamente anche il Ministero della Salute italiano, che nel decreto del 3 febbraio 2003 indica di evitare l’uso di lenti a contatto in occasione di bagni al mare, in piscina e di docce nei luoghi pubblici [6]. Chi vuole vedere bene in acqua può ricorrere a occhialini da nuoto con lenti graduate, una soluzione sicura ed efficace [1].

Se per qualsiasi motivo l’acqua dovesse comunque venire a contatto con le lenti, la cosa migliore è rimuoverle appena possibile, lavarsi le mani accuratamente prima di toccarle e, nel caso di lenti giornaliere, gettarle via e sostituirle. Per le lenti riutilizzabili è necessario disinfettarle con l’apposita soluzione [1]. Se nei giorni successivi dovessero comparire rossore, bruciore, dolore, sensazione di corpo estraneo o visione offuscata, è importante consultare un oculista senza aspettare.

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Autore Benedetta Ferrucci (Pensiero Scientifico Editore)

Benedetta Ferrucci lavora dal 2001 come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove si occupa di tradurre informazioni scientifiche in contenuti chiari e accessibili per siti di informazione medica, riviste online e progetti di formazione a distanza per professionisti sanitari.
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