Il tampone per Covid-19 può essere pericoloso per la salute?

21 Ottobre 2020 di Rebecca De Fiore (Pensiero Scientifico Editore)

Da diverse settimane sui social network si sta diffondendo la notizia che il tampone nasale per Covid-19 danneggerebbe la barriera ematoencefalica del cervello, portando a infezioni cerebrali. Diciamo subito che diversi medici hanno smentito la notizia, rassicurando che il tampone è completamente sicuro e che non riesce a raggiungere la barriera ematoencefalica. Ma andiamo per ordine.

Dottore, perché il tampone per Covid non può danneggiare la barriera ematoencefalica?

Innanzitutto, per poterlo capire, occorre spiegare cosa sia e come funzioni la barriera ematoencefalica. Il cervello ha molti livelli di protezione. Il primo è ovviamente il cranio, le ossa della testa dentro cui si trova il cervello. Tra il cranio e il cervello sono presenti una membrana protettiva e un fluido. La barriera ematoencefalica, che si trova all’interno di queste protezioni, è uno strato di cellule presente nei vasi sanguigni che circondano il cervello. Il suo compito è impedire alle molecole che circolano nel sangue di arrivare nel cervello, lasciando però passare l’ossigeno. Per questo, per poterla raggiungere, il bastoncino del tampone inserito nel naso dovrebbe riuscire ad attraversare più strati di tessuto e perforare ossa e vasi sanguigni [1,2,3].
“Il tampone non può raggiungere la barriera ematoencefalica senza una forza significativa che rompa diversi strati di tessuto e ossa. Non abbiamo riscontrato alcuna complicanza da tamponi Covid -19 nella nostra pratica neurologica”, conferma Liz Coulthard, medico e membro della British Neuroscience Association [1]. Diversi medici hanno confermato questa evidenza. Eric Levi, medico e membro della Australian Society of Otolaryngology Head and Neck Surgery, ha affermato che “un tampone nasale non può causare danni al cervello. La parte superiore del naso e il cervello sono ben protetti da strutture ossee. Al 16 settembre 2020, in Australia erano stati eseguiti 7,12 milioni di tamponi nasali senza casi documentati di lesioni cerebrali” [4]. Anche Morgan Katz, docente di Clinica Medica presso la Johns Hopkins University, ha confermato l’impossibilità per un tampone di penetrare nel cervello. Il tampone “dovrebbe attraversare strati di muscoli nonché la base del cranio, di notevole spessore, per avvicinarsi alla barriera ematoencefalica, e non è proprio possibile” [4].

Dottore, come funziona il test con il tampone per Covid-19?

Per diagnosticare una malattia infettiva – tra cui Covid-19 – l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda il test molecolare, comunemente chiamato “tampone”. Questo test serve a identificare la presenza o meno del materiale genetico del virus nel nostro corpo. Il test viene fatto sul materiale biologico prelevato con un bastoncino lungo, simile a un cotton fioc, dalle mucose del naso e della gola. Se nel campione prelevato fosse presente il materiale genetico del virus, il test risulterebbe positivo; in caso contrario, sarebbe negativo [5]. Per prelevare questo materiale biologico, il tampone mira alla rinofaringe, la parte superiore della gola posteriore al naso. Per raggiungerla, è necessario far avanzare il tampone nelle fosse nasali perpendicolarmente al volto del paziente per una lunghezza media da 8 a 12 cm fino a quando non si incontra una resistenza, appunto costituita dalla parte posteriore della rinofaringe. La rinofaringe è separata dal cervello dall’osso etmoide, che impedisce qualunque tipo di passaggio [4,6].

tampone per Covid-19 coronavirus figura 1

Figura 1 Tampone rinofaringeo. Dal Rapporto ISS Raccomandazioni ad interim per il corretto prelievo, conservazione e analisi sul tampone rino/orofaringeo per la diagnosi di Covid-19.

Questo test molecolare è il più efficace e attendibile per rilevare il virus durante la fase attiva dell’infezione, anche in assenza di sintomi. Per questo, si raccomanda di farlo in presenza di sintomatologia sospetta o in caso di contatto con una persona positiva al SARS-CoV-2 [7].
Un altro aspetto che dovrebbe aiutarci nello smentire la bufala circolata sui social riguarda il bastoncino del tampone. Sui social network, infatti, si parla di “bacchette” robuste in grado di rompere le diverse protezioni. Al contrario, il tampone è flessibile e molto, molto difficilmente potrebbe perforare le barriere ossee nella cavità nasale arrivando addirittura alla barriera ematoencefalica. Va sottolineato che il bastoncino è costruito per essere spaccato a metà in un preciso punto di rottura: la parte che raccoglie il campione viene posta in un contenitore e fatta analizzare, mentre la parte tenuta in mano dall’operatore sanitario viene esclusa e gettata via [8].

Dottore, ma è proprio necessario infilare un bastoncino nel naso?

In molti si chiedono perché, se il virus SARS-CoV-2 si diffonde quando una persona infetta tossisce o starnutisce piccole goccioline nell’aria, non si possa semplicemente soffiare con forza sul tampone. La risposta è molto semplice: respirando o soffiando potrebbe non essere possibile riuscire a catturare le particelle virali o le cellule che trasportano il virus. Al contrario, inserendo un tampone all’interno del naso o della gola si producono risultati più accurati [1].

Il tampone può essere doloroso?

Dobbiamo premettere che la percezione del dolore è molto soggettiva e ogni individuo lo percepisce in modo diverso. Nonostante questo è molto difficile che si possa provare proprio “dolore” anche perché l’esame dura solo pochi istanti. È vero, però, che il test provoca un po’ di fastidio. “Ho eseguito il tampone di molti pazienti mentre lavoravo in ospedale e inoltre eseguo questi tamponi su me stesso ogni settimana come volontario in uno studio. È insolito avere qualcosa che arriva nell’interno del naso e si può sentire prurito o solletico, ma non dovrebbe essere doloroso”, conferma Tom Wingfield della Liverpool School of Tropical Medicine [1].

Dottore, il tampone può farlo solo un medico (o addirittura un otorino) o un pediatra nel caso dei più piccoli?

Come leggiamo dal documento dell’Istituto Superiore di Sanità, “il tampone rinofaringeo richiede da parte di operatori sanitari una basilare conoscenza anatomica di questo distretto e della procedura per poter essere eseguito”. Non vuol dire, quindi, che possa eseguirlo solo un medico o un pediatra, ma “personale addestrato e specializzato che deve garantire la corretta esecuzione della procedura evitando sia la contaminazione del campione che la raccolta solo del tratto più esterno delle fosse nasali, procedura che inficerebbe il risultato del test molecolare” [6].

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Autore Rebecca De Fiore (Pensiero Scientifico Editore)

Rebecca De Fiore ha conseguito un master in Giornalismo presso la Scuola Holden di Torino. Dal 2017 lavora come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove collabora alla creazione di contenuti per riviste online e cartacee di informazione scientifica. Fa parte della redazione del progetto Forward sull’innovazione in sanità e collabora ad alcuni dei progetti istituzionali con il Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio.
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