Con l’arrivo del freddo invernale, molte persone ricorrono agli scaldapiedi chimici per mantenere i piedi al caldo durante le attività all’aperto o semplicemente per affrontare le giornate più rigide. Questi dispositivi, venduti in farmacia e nei negozi di attrezzature sportive, sono piccoli sacchetti che generano calore istantaneo e promettono di tenere al caldo le nostre estremità per diverse ore attraverso una reazione chimica.
Sebbene possano sembrare innocui, il loro utilizzo richiede attenzione per evitare incidenti spiacevoli. Un uso scorretto di questi dispositivi può infatti causare irritazioni o, nei casi più gravi, vere e proprie ustioni cutanee, specialmente se non si seguono le precauzioni necessarie o se si soffre di particolari condizioni di salute che riducono la nostra sensibilità al caldo e al freddo.
Dottore, come funzionano questi scaldapiedi?
Gli scaldapiedi chimici contengono solitamente ingredienti come polvere di ferro, carbone attivo, sale e un minerale utilizzato come isolante termico, la vermiculite. Nel momento in cui il sacchetto viene estratto dalla sua confezione sigillata e viene esposto all’ossigeno presente nell’aria, il ferro inizia a ossidarsi (ovvero a “arrugginire” molto velocemente), producendo calore come effetto di quella che viene chiamata “reazione di ossidazione”.
Questo calore può durare diverse ore, ma è fondamentale ricordare che l’intensità della temperatura raggiunta può variare. Per questo motivo, è sempre indispensabile leggere le istruzioni specifiche riportate dal produttore sulla confezione prima di attivarli [1].
È vero che possono causare ustioni alla pelle?
Un rischio possibile è quello delle ustioni cutanee [2]. Anche se la temperatura degli scaldapiedi può sembrare moderata, il contatto prolungato con la pelle e un uso non corretto possono causare ustioni, soprattutto se non si percepisce correttamente il calore, come nel caso delle persone affette da alcune patologie (ad esempio, la neuropatia diabetica o altre condizioni che riducono la sensibilità delle estremità come la sindrome del tunnel carpale).
Anche chi ha subito in passato lesioni da congelamento dovrebbe consultare il proprio medico di medicina generale prima dell’uso, poiché i tessuti potrebbero essere più fragili e sensibili agli sbalzi termici. Il pericolo aumenta se si utilizzano calzature con fori di ventilazione: l’eccesso di ossigeno che entra nella scarpa potrebbe accelerare la reazione chimica, facendo surriscaldare il dispositivo oltre i limiti di sicurezza.
È bene prestare attenzione anche durante l’attività fisica intensa: il movimento e lo sfregamento del piede all’interno della scarpa possono aumentare il rischio di lesioni cutanee. Se durante l’uso si avverte fastidio, bruciore o disagio, è importante rimuoverli immediatamente.
Un discorso diverso va fatto sulla sicurezza di questi dispositivi relativamente alla ingestione accidentale: in letteratura esistono casi documentati di ingestione da parti di bambini, anziani e addirittura animali da compagnia. In tutti questi casi il rischio che si corre è quello di una intossicazione da ferro o di infiammazioni acute della mucosa gastrica che possono determinare lesioni gastrointestinali di tipo erosivo [3-5].
Dottore, ci sono alternative più sicure per chi pratica sport invernali?
Se l’obiettivo è mantenere i piedi caldi durante lo sport, esistono strategie efficaci che non prevedono l’uso di sostanze chimiche. Ad esempio, è preferibile indossare calze tecniche in lana di alta qualità o materiali traspiranti che allontanano l’umidità, mantenendo la pelle asciutta [6].
È fondamentale che le scarpe non siano troppo strette: una calzatura compressiva impedisce la corretta circolazione del sangue, che è il nostro principale sistema di riscaldamento naturale. Dopo l’allenamento, è consigliabile cambiare subito i calzini bagnati con un paio asciutto per evitare che i piedi rimangano umidi e freddi.
Infine, non bisogna dimenticare l’impatto ambientale di questi dispositivi che sono usa e getta e realizzati con materiali non riciclabili o biodegradabili.
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