Andare in pensione peggiora la salute?

3 Aprile 2026 di Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

Con l’invecchiamento della popolazione e le incertezze economiche, capire come la fine della vita lavorativa influisca sulla salute degli anziani è diventato un tema sempre più urgente. Il pensionamento è davvero un rischio per la salute o può diventare un’opportunità?

Salute e pensionamento, infatti, sembrano strettamente correlati e si comincia a comprendere come smettere di lavorare per raggiunti limiti di età possa causare modifiche allo stile di vita e al benessere fisico e mentale complesse da gestire. Diventa allora necessario adattarsi senza paura alle nuove abitudini e contrastare sia il declino fisico sia quello della salute mentale e cognitiva.

Dottore, la vita cambia dopo la pensione?

Il pensionamento è un punto di svolta per moltissime persone ed è vissuto, naturalmente, in modi diversi. Uno degli effetti più evidenti dell’uscita del lavoro è la riduzione del reddito; ci si può, dunque, trovare costretti a modificare anche le attività di svago, le relazioni e, in alcuni casi, cambia la percezione della propria identità. Questi cambiamenti nello stile di vita possono avere ripercussioni sulla salute fisica e mentale.

Una recente revisione sistematica che ha analizzato dieci anni di studi sul tema ha collegato il pensionamento alle possibilità che si verifichi un declino della funzionalità fisica, un aumento della prevalenza di malattie e un maggior rischio di mortalità per tutte le cause. Tali conseguenze negative non riguardano tutti i neo-pensionati e, soprattutto, variano in base a fattori preesistenti al pensionamento.

Esaminando lo stile di vita dei numerosi soggetti coinvolti emerge che la prima importante modifica riguarda l’attività fisica. Cercare di non essere sedentari, svolgere sport sono attività che tendono a diminuire in particolar modo in coloro che svolgevano un lavoro manuale o faticoso. Viceversa, quanti subivano le limitazioni di un lavoro di ufficio nella nuova fase della vita sembrano più motivati ad adottare abitudini attive [1].

Uno studio italiano che ha analizzato quindici revisioni ha riscontrato come l’impatto del cambiamento sia legato anche allo status socio-economico; il declino delle condizioni di salute riguarda infatti in modo più evidente i neo-pensionati con un reddito inferiore [2].

Altri cambiamenti importanti riguardano la quotidianità. In alcuni casi, infatti, il pensionamento causa un peggioramento della qualità del sonno e può portare a un’alimentazione squilibrata. Ciò si traduce in un aumento del peso e dell’indice di massa corporea, soprattutto nelle donne rispetto agli uomini. Si nota, inoltre, la tendenza, in alcuni, ad abusare di alcol [2].

Dottore, mi spiega come influisce lo status economico e sociale sulla salute dopo la pensione?

Secondo diversi studi, condotti in più Paesi, reddito, istruzione e tipo di lavoro influenzano la salute post-pensione. In Italia, un report dell’ISTAT sui pensionati ha notato come la qualità della vita e la salute delle persone anziane peggiorino in modo evidente dopo l’uscita dal lavoro e siano influenzate dal livello di istruzione e dalle disponibilità economiche, oltre che dal contesto sociale [3].

A livello internazionale, l’OCSE conferma che lasciare il lavoro riduce gli stimoli mentali e le opportunità di mantenersi fisicamente attivi [4].

Questi rapporti fotografano le condizioni di una società ma forniscono anche un orientamento per le politiche sociali che dovrebbero occuparsi di una parte della popolazione (gli over 65) che sta, appunto, aumentando di numero.

Dottore, davvero questi rischi sono legati soltanto all’uscita dal lavoro?

Capire se il pensionamento sia direttamente correlato a un peggioramento della salute non è semplice. Il rapporto tra i due fenomeni è bidirezionale: se, infatti, una cattiva salute potrebbe spingere a lasciare il lavoro prima del tempo, il pensionamento potrebbe a sua volta influenzare, in positivo o in negativo, il benessere fisico e mentale. Le evidenze che si possono trarre dagli studi non sono soltanto pessimistiche ed esistono studi che mostrano conseguenze incoraggianti. Lasciare la vita lavorativa non è necessariamente uno svantaggio per la salute, i rischi legati a questa transizione, tuttavia, esistono e restano molto variabili e spesso difficili da prevedere.

Sappiamo, però, che il peggioramento dello stato di salute non dipende solo dall’età avanzata. Gli studi tengono conto dell’invecchiamento e delle condizioni precedenti e mostrano che parte del declino può essere legato proprio al cambiamento di vita in sé [1, 5].

Dottore, quali sono le conseguenze sul benessere mentale?

La salute mentale è un tema meno studiato, ma le prime ricerche approfondite confermano la tendenza già notata sul legame tra pensionamento e salute fisica. Un’indagine su lavoratori olandesi, seguiti per circa 17 anni e durante l’uscita dal mondo del lavoro, ha mostrato conclusioni importanti. Subito dopo il pensionamento, il benessere mentale sembra aumentare; a lungo termine, però, è il livello socio-economico a fare la differenza. Se chi possiede un reddito alto non subisce peggioramenti, le fasce sociali meno benestanti, e in particolare le donne e le persone non sposate, risultano psicologicamente più vulnerabili [6].

La grande varietà degli effetti sulla salute mentale è confermata dai risultati del progetto SHARE (Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe), il più grande studio longitudinale su salute, invecchiamento e pensionamento. I ricercatori di questa indagine aggiungono, tra le categorie che più beneficiano del ritiro dal lavoro a livello psicologico, coloro che svolgevano mansioni manuali [7].

Un ulteriore studio italiano su questa banca dati europea ha messo in evidenza le differenze tra quanti hanno accettato di andare in pensione alla prima occasione utile e coloro che, invece, tendono a rimandare questo momento. Nei soggetti compresi nella prima categoria non sono stati riferiti peggioramenti delle capacità mentali; difficoltà nella memoria e nell’attenzione sono invece alcune delle manifestazioni che possono colpire chi rimanda il pensionamento. Dagli esiti di questa ricerca, dunque, emerge che, nel lungo periodo, il pensionamento anticipato svolge un ruolo protettivo [8].

Altri effetti positivi? In quali occasioni si verificano?

Il pensionamento può davvero rappresentare una nuova opportunità per curare il proprio benessere. Secondo lo studio longitudinale già citato [1], il miglioramento generale della salute riguarda particolarmente coloro che cessano un lavoro faticoso, pericoloso, usurante, oppure quanti soffrivano lo stress legato alla professione. In questi casi abbondano le segnalazioni di un miglioramento percepito della salute e del benessere nella nuova fase della vita.

Dottore, cosa si può fare per mantenersi in salute dopo la pensione?

Non ci sono dubbi che l’attività fisica regolare negli anziani migliori la salute di tutti gli organi, oltre a ridurre le malattie croniche e il declino cognitivo. Abbiamo ricordato le indicazioni per restare attivi nella terza età in questa scheda: “L’attività fisica è importante nella terza età?”.

Lo sport ha un impatto positivo anche sul naturale rallentamento del metabolismo. Una nutrizione equilibrata e la cura del benessere mentale e cognitivo, inoltre, aiutano a contrastare il rischio di un declino generalizzato connesso all’età [1].

Altrettanto importante è curare le proprie reti sociali, al di là dei colleghi di lavoro. Partecipare, per esempio, a iniziative di volontariato, di beneficenza o attività di gruppo (come un club di lettura o un corso creativo) porta a percepire positivamente il proprio stato di salute [9].

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Autore Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

Maria Frega è sociologa, specializzata in comunicazione, e scrittrice. Si occupa di scienza, innovazione e sostenibilità per un'agenzia di stampa e altri media. Sugli stessi temi cura contenuti per testi scolastici e organizza eventi di divulgazione con associazioni ed enti pubblici. È inoltre editor di saggistica e tiene corsi di scrittura anche nelle scuole e in carcere. I suoi ultimi libri sono Prossimi umani e Filosofia per i prossimi umani, con Francesco De Filippo per Giunti Editore.
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