Consultare il proprio medico con un’app, gestire la burocrazia, continuare ad apprendere o superare la solitudine: utilizzare le tecnologie digitali sta diventando un’abitudine anche in età avanzata.
Secondo i dati ISTAT, nel 2025 ha usato internet oltre il 95% delle persone tra gli 11 e i 44 anni. Tra gli anziani la quota scende un po’: lo usano circa 7 persone su 10 tra i 65 e i 74 anni, e poco più di una su tre dai 75 anni in su [1]. Eppure è proprio tra gli anziani che l’uso di internet cresce più in fretta [1].
Ma trascorrere sempre più tempo online è salutare per il benessere cognitivo? Sostiene o impoverisce la memoria? Approfondiamo rischi e opportunità in occasione di due ricorrenze: la Giornata internazionale delle persone anziane (1° ottobre) e la Festa dei Nonni (2 ottobre).
Dottore, passare tempo su internet e social fa bene agli anziani?
Per rispondere conviene partire dalle ricerche che mettono insieme molti studi. Una revisione sistematica con meta-analisi, pubblicata nel 2025, ha raccolto 57 studi su oltre 411.000 adulti con 50 anni e più [2]. Chi usava di più computer, smartphone o internet aveva un rischio minore di deterioramento cognitivo [2]. Nessuno dei 136 studi esaminati dagli autori ha trovato che la tecnologia aumentasse questo rischio [2].
Risultati simili vengono da un’analisi di cinque grandi studi sull’invecchiamento condotti in 32 Paesi, pubblicata nel 2025 [3]. Chi usava internet otteneva punteggi migliori nei test di memoria, orientamento e funzione esecutiva [3]. Il legame sembrava un po’ più forte in alcuni gruppi, come le donne, le persone non sposate e chi vive in zone rurali [3]. Per memoria e orientamento era più forte anche in chi ha 80 anni e più. Gli autori sottolineano però che le differenze tra i gruppi erano piccole [3].
Attenzione però: si tratta di studi osservazionali. Mostrano che chi usa internet tende ad avere capacità cognitive migliori, ma non dimostrano che sia internet a migliorarle [2,3]. Potrebbe valere anche il contrario: le persone con capacità cognitive migliori imparano e usano più facilmente la tecnologia [2]. Secondo gli autori della meta-analisi, il rapporto va probabilmente in entrambe le direzioni [2].
E i social? Qui le prove sono ancora più incerte. Lo studio sui 32 Paesi ha registrato solo se le persone usavano internet oppure no, senza sapere per cosa lo usassero [3]. Nella meta-analisi i tre studi dedicati ai social network hanno dato risultati contrastanti e, nel complesso, non hanno mostrato un legame chiaro con la salute cognitiva [2].
Un dato interessante riguarda la vita sociale. Chi usava internet e partecipava anche ad attività sociali aveva i risultati migliori in tutti i test [3]. Anche tra chi non usava internet, partecipare ad attività sociali era associato a capacità cognitive migliori [3]. Del ruolo della solitudine sulla salute ne abbiamo parlato già in precedenza.
Dottore, ma come funziona il legame tra internet e benessere cognitivo?
Gli autori dello studio sui 32 Paesi riportano due possibili spiegazioni, complementari tra loro [3]:
- la riserva cognitiva: l’uso di internet richiede continue piccole decisioni, ragionamenti, che potrebbero allenare alcuni circuiti cerebrali;
- le interazioni sociali: app di messaggistica e piattaforme di condivisione, aiutando a mantenere legami a distanza, potrebbero consentire di ridurre stress ed emozioni negative.
Si tratta di due ipotesi che fanno parte di una teoria più ampia, il modello biopsicosociale della demenza, secondo il quale l’insorgenza e l’evoluzione della malattia non dipendono solo da fattori biologici ma anche psicosociali. Abbiamo approfondito i fattori di rischio delle demenze nella scheda: “La memoria peggiora sempre con l’età?”.
Per descrivere questa possibile relazione è stata proposta anche l’ipotesi della riserva tecnologica, per cui l’uso abituale di strumenti digitali può diventare un bagaglio di conoscenze utile a mantenere attive alcune capacità e compensare i cambiamenti legati all’età: saper fare una videochiamata, utilizzare le app per ricordarsi di assumere un farmaco, essere indipendenti nella gestione della burocrazia online [2,4].
Davvero non ci sono controindicazioni nel passare tanto tempo scrollando lo smartphone?
I risultati disponibili non permettono indicare quanto tempo sia giusto passare online.
L’effetto potrebbe essere diverso quando non si è ben consapevoli dei rischi, come le fake news, anche sulla salute, oppure la possibilità di diventare bersaglio di truffe, sia economiche sia basate sui dati personali.
Lo studio considerato non consiglia a tutte le persone di età avanzata di concentrare online tutte le attività e il tempo libero al fine di sostenere un invecchiamento attivo e gli stessi autori segnalano che si tratta di uno studio osservazionale che, pertanto, non permette di stabilire con certezza un rapporto di causa-effetto [3].
Simili conclusioni si possono trarre anche sull’impatto negativo dell’uso di internet. Se eccessivo o poco equilibrato, può sottrarre tempo al sonno, all’attività fisica e alle relazioni sociali in presenza, fattori che hanno un ruolo fondamentale nella salute dell’anziano [4].
Dottore, cosa possiamo fare per evitare questi rischi?
La tecnologia può essere una risorsa per gli anziani: può stimolare le funzioni cognitive, migliorare la qualità della vita e sostenere le connessioni sociali. Occorre però farne uso consapevole, acquisendo una base di competenze digitali, e i servizi online devono essere accessibili, sia economicamente sia nel funzionamento [5].
Particolare attenzione va riservata alle applicazioni di intelligenza artificiale. Conversare con i chatbot basati sull’IA potrebbe offrire nuove opportunità di supporto emotivo e sociale agli anziani, ma le evidenze sulla loro efficacia e sicurezza per la salute sono ancora limitate [6].
Se si avverte che l’utilizzo di internet è diventato problematico, provoca disagio o ha un impatto negativo sulla propria qualità di vita, è consigliabile rivolgersi al medico di medicina generale per ricevere un supporto adeguato.
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