Dopo l’estate i bambini fanno fatica a riadattarsi alla scuola?

2 Settembre 2026 di Benedetta Ferrucci (Pensiero Scientifico Editore)

Settembre porta con sé lo zaino nuovo, i primi compiti e, spesso, un bambino più stanco, nervoso e con qualche mal di pancia di troppo al mattino. Molti genitori si chiedono se sia normale, o se ci sia qualcosa che non va. Ne abbiamo parlato in generale, anche per gli adulti, nella scheda “Esiste la sindrome da rientro dalle vacanze?”; qui approfondiamo cosa succede in particolare ai più piccoli, e cosa dice la scienza sui loro ritmi di sonno e sulle emozioni legate al ritorno in classe.

Dottore, è vero che i bambini fanno più fatica a riprendere gli orari della scuola dopo l’estate?

In parte sì, ed è soprattutto una questione di orologio biologico. Il nostro corpo ha un orologio interno che regola quando arriva il sonno e quando ci si sveglia naturalmente; se non ci sono vincoli esterni, questo orologio tende a spostarsi verso orari più tardivi, soprattutto quando la sera si resta esposti a luce artificiale (schermi, luci accese) fino a tardi.

Durante l’anno scolastico è la sveglia del mattino a tenere l’orologio biologico allineato agli orari sociali; quando questo vincolo viene meno, come in vacanza, il corpo si sposta gradualmente verso il proprio ritmo naturale, più tardivo, e più lo spostamento si accumula, più tempo serve per rimetterlo in fase quando gli orari della scuola tornano a imporsi.

Uno studio ha seguito con un dispositivo da polso 146 adolescenti della popolazione generale, per quattro settimane consecutive: l’ultima settimana di scuola, le due settimane di vacanza successive e la prima settimana di rientro. Appena viene meno il vincolo degli orari scolastici, l’orario di addormentamento e di risveglio si sposta bruscamente più tardi, e questo ritardo si accentua progressivamente per tutta la vacanza; nella prima settimana di vacanza il tempo totale di sonno e la qualità del sonno peggiorano temporaneamente, per poi stabilizzarsi nella seconda settimana [1]. Va detto che lo studio ha riguardato solo adolescenti (età media 16 anni) di un contesto specifico (Australia): non è possibile estendere automaticamente questi dati ai bambini più piccoli [1].

Quante ore di sonno servono davvero a un bambino?

Le raccomandazioni ufficiali dell’American Academy of Sleep Medicine, basate su una revisione sistematica delle evidenze disponibili, indicano che i bambini tra 6 e 12 anni dovrebbero dormire tra le 9 e le 12 ore per notte, mentre gli adolescenti tra 13 e 18 anni tra le 8 e le 10 ore [2].

Non è un dettaglio da poco: negli Stati Uniti, un’analisi su un ampio campione nazionale ha stimato che circa il 34,9% dei bambini e ragazzi tra 4 mesi e 17 anni dorme meno di quanto raccomandato per la propria età [3]. Un sonno insufficiente e irregolare si associa, secondo lo stesso consenso di esperti, a maggiori difficoltà di attenzione, comportamento e apprendimento [2].

Dottore, c’è qualche consiglio per gestire il ritorno a scuola?

Bambino dall’aria triste accompagnato a scuola.Gli specialisti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù consigliano di rientrare dalle vacanze qualche giorno prima della ripresa della scuola, in modo da riadattarsi gradualmente agli orari e alla vita quotidiana, e di ripristinare progressivamente il ritmo sonno-veglia invece di modificarlo bruscamente il giorno prima [4]. Anche in questo caso si tratta di indicazioni di buon senso clinico condivise da pediatri, non di una raccomandazione basata su trial specifici, ma vanno nella stessa direzione dei dati sul sonno appena descritti.

Oltre al sonno, esiste anche una vera e propria “ansia da rientro”?

Un certo grado di nervosismo, irritabilità o disagio al pensiero di tornare a scuola è comune e, nella maggior parte dei casi, transitorio: tende a esaurirsi nel giro di qualche settimana. Un centro pediatrico universitario statunitense indica che i segnali a cui prestare attenzione, distinti dal normale nervosismo, sono altri:

  • pianti o capricci ripetuti al momento di separarsi dai genitori;
  • rifiuto ripetuto di attività senza la presenza di un adulto di riferimento;
  • sintomi fisici come mal di pancia o mal di testa che si protraggono oltre le prime settimane di scuola [5].

Se il bambino dovesse rifiutare in modo persistente di andare a scuola, è opportuno parlarne con il pediatra per escludere altre cause e valutare un eventuale percorso di supporto.

Quindi, in pratica, cosa può fare concretamente un genitore per rendere il rientro più semplice?

  • Padre e figlio trascorrono del tempo di qualità leggendo un libro.Anticipare gradualmente l’orario del sonno: spostare l’orario di addormentamento e di risveglio di 10-15 minuti al giorno, iniziando una o due settimane prima dell’inizio della scuola.
  • Tornare dalle vacanze qualche giorno prima dell’inizio delle lezioni, per riabituarsi ai ritmi di casa.
  • Mantenere un orario di risveglio simile anche nei weekend, per non “disallineare” di nuovo l’orologio biologico.
  • Ridurre l’esposizione a schermi luminosi nell’ora prima di dormire.
  • Ricreare in anticipo piccoli rituali della routine scolastica: preparare lo zaino la sera prima, fare colazione seduti a tavola, vestirsi con calma.
  • Parlare apertamente delle preoccupazioni del bambino senza minimizzarle né amplificarle, aiutandolo a trovare le parole per comunicare ciò che prova.

Autore Benedetta Ferrucci (Pensiero Scientifico Editore)

Benedetta Ferrucci lavora dal 2001 come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove si occupa di tradurre informazioni scientifiche in contenuti chiari e accessibili per siti di informazione medica, riviste online e progetti di formazione a distanza per professionisti sanitari.
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