Negli ultimi anni l’uso di sostanze psicoattive in contesti sessuali è stato descritto con crescente attenzione nella letteratura medica, soprattutto per le possibili conseguenze sulla salute individuale e pubblica. Tra queste pratiche rientra il chemsex, termine che indica l’assunzione intenzionale di droghe per facilitare o intensificare l’attività sessuale.
Il fenomeno è oggi oggetto anche di interventi di prevenzione e riduzione del danno, promossi in occasione della Giornata mondiale contro l’abuso e il traffico illecito di droghe, il 26 giugno.
Ma che cos’è esattamente il chemsex? E quali sono i principali rischi per la salute fisica, psicologica e relazionale?
Dottore, che cos’è il chemsex?
Questo termine, che fonde le parole inglesi chemical (sostanza chimica) e sex (rapporti sessuali), indica l’uso intenzionale di sostanze psicoattive prima o durante i rapporti sessuali per prolungare o intensificare l’esperienza e per ridurre le inibizioni [1].
Il fenomeno è stato descritto inizialmente soprattutto tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM) e, ancora oggi, la maggior parte degli studi riguarda questa popolazione. Ciò dipende anche dal fatto che molte ricerche vengono condotte all’interno di servizi dedicati alla salute sessuale o della comunità LGBTQ+ [2].
La comprensione del fenomeno è resa più difficile anche dal fatto che le minoranze sessuali continuano a essere esposte a stigma e discriminazioni, fattori che possono ostacolare sia la partecipazione agli studi sia l’accesso ai servizi sanitari come abbiamo visto nell’articolo “Per le persone LGBTQ+ l’accesso alle cure è più difficile?”.
Dottore, quali sono le sostanze più usate nel chemsex?
Le sostanze strettamente associate al chemsex sono [1,3]:
- metanfetamina, nota anche come crystal meth;
- mefedrone;
- GHB (acido γ-idrossibutirrato);
- GBL (γ-butirrolattone).
Metanfetamina e mefedrone sono stimolanti che inducono uno stato di euforia, aumentano l’energia e la percezione del desiderio sessuale. GHB e GBL sono utilizzati soprattutto per i loro effetti disinibitori e rilassanti.
Il GHB merita particolare attenzione: gli effetti sul sistema nervoso centrale, come disinibizione, amnesia e alterazione della coscienza, lo hanno reso una delle cosiddette “droghe dello stupro” [4]. L’assunzione può avvenire anche all’insaputa della vittima, perché la sostanza è incolore e inodore [4] e rapidamente eliminabile dall’organismo.
Tuttavia, il panorama delle sostanze utilizzate nel chemsex è più ampio e comprende anche altre droghe psicoattive impiegate per modificare l’esperienza sessuale, tra cui la ketamina, il cui consumo è in aumento anche al di fuori delle relazioni sessuali, e la cocaina. Occasionalmente, soprattutto in Italia, è stato segnalato anche il consumo di metilenediossipirovalerone (MDPV). Non è raro, inoltre, che le sostanze citate siano associate all’alcol o a farmaci contro la disfunzione erettile, come gli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, con l’obiettivo di prolungare ulteriormente l’attività sessuale [3].
Come per altre sostanze psicoattive, il consumo ripetuto può favorire tolleranza e dipendenza, mentre dosi elevate o l’associazione con altre droghe e con l’alcol possono aumentare il rischio di effetti tossici e sovradosaggio [2].
Dottore, quali sono gli effetti delle droghe legate al chemsex sulla salute?
Le evidenze disponibili derivano spesso da studi di dimensioni limitate, ma indicano rischi ricorrenti. L’uso di sostanze psicoattive, infatti, riducendo il controllo e le inibizioni, può favorire l’aumento della frequenza di rapporti sessuali (che possono diventare compulsivi) e delle pratiche a rischio [2].
La diffusione delle app di incontri e dei social network ha probabilmente facilitato l’organizzazione degli incontri sessuali e l’accesso a sostanze illegali [5,6].
Secondo una recente revisione condotta in Spagna, Paese molto attivo nel controllo e nel contrasto dei danni da chemsex, si è riscontrato un elevato tasso di rapporti sessuali non protetti: in alcuni degli studi esaminati, fino al 79 per cento di chi pratica sesso sotto l’effetto di sostanze non utilizza il preservativo. In uno di questi studi, la gonorrea risultava diagnosticata nel 57 per cento dei chemsexers contro il 39 per cento degli altri partecipanti [6] (per approfondire leggi anche la scheda “C’è un’epidemia di gonorrea?”).
Un’indagine delle autorità sanitarie di Madrid su persone già in carico ai servizi per le dipendenze ha rilevato che quasi il 60 per cento di chi praticava chemsex aveva una diagnosi di HIV positivo e il 20 per cento una diagnosi di epatite C [7].
Analoghi risultati sono emersi da un’indagine nel Regno Unito che ha anche evidenziato il rischio di consumo di droghe per via endovenosa. Questa pratica, nota come slamming, è associata soprattutto alla dipendenza, con le relative conseguenze sulla salute emotiva, sulla vita quotidiana, le relazioni, il lavoro [8].
Tra gli effetti acuti, a breve termine, occorre ricordare che il mefedrone e la metanfetamina, come sostanze stimolanti, provocano l’aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna [1].
Il chemsex può avere effetti anche sulla salute mentale?
Sì, secondo diversi studi che hanno indagato il fenomeno. Un’indagine condotta in Italia nel 2025 su 122 uomini che avevano rapporti sessuali con altri uomini ha documentato un impatto significativo sulla salute mentale. Quasi il 29 per cento dei partecipanti presentava sintomi di depressione e il 43 per cento sintomi di ansia [5]. Tra le 24 persone che praticavano chemsex, la metà faceva uso di farmaci per le disfunzioni erettili, quasi la metà riferiva abuso di alcol e circa un quinto assumeva farmaci psichiatrici [5].
Dottore, cosa si può fare per ridurre i rischi legati al chemsex?
Quando si parla di sostanze stupefacenti illegali e potenzialmente pericolose, i rischi per la salute non possono essere eliminati completamente, ma possono essere contenuti attraverso interventi di prevenzione e riduzione del danno. Questo approccio punta a limitare le conseguenze negative associate all’uso di droghe, sia per le persone coinvolte sia per la collettività, attraverso informazioni corrette, servizi dedicati e accesso alle cure [9].
Chi pratica chemsex e teme conseguenze sulla propria salute può rivolgersi al medico di medicina generale o ai servizi per le dipendenze (Ser.D) presenti in ogni azienda sanitaria sul territorio. In entrambi i casi, è garantita la riservatezza.
Un ruolo importante è svolto anche dalle associazioni LGBTQ+, che offrono informazioni, supporto e orientano ai servizi sanitari [10].
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