Stiamo già vivendo una infodemia da Hantavirus?

25 Maggio 2026 di Benedetta Ferrucci (Pensiero Scientifico Editore)

Nelle prime settimane di maggio 2026, la notizia di un focolaio di Hantavirus a bordo di una nave da crociera ha acceso i riflettori di media e social media su un virus poco conosciuto al grande pubblico. L’Hantavirus è un virus trasmesso principalmente dai roditori, attraverso il contatto con le loro feci, urina o saliva. A seconda della variante geografica, può causare una malattia grave a carico dei polmoni e del cuore, come nel caso del ceppo coinvolto nel focolaio della nave, oppure dei reni [1].

Nel giro di pochi giorni, la produzione di contenuti online sull’argomento è esplosa. Accanto alle informazioni corrette hanno cominciato a circolare teorie del complotto e notizie false, ricalcando quasi fedelmente i copioni della pandemia da Covid-19. Cosa sta succedendo davvero nel mondo dell’informazione? È già infodemia?

Dottore, cos’è un’infodemia e perché se ne parla con l’Hantavirus?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce l’infodemia come una sovrabbondanza di informazioni (alcune corrette, altre false o fuorvianti) che si diffondono durante un’emergenza sanitaria, rendendo difficile per le persone trovare fonti affidabili e orientarsi in modo corretto [2].

Non si tratta quindi solo di “troppe notizie”, ma di un mix in cui informazioni accurate si mescolano a voci, teorie infondate e contenuti manipolati, con effetti concreti sulla salute pubblica: chi è esposto a informazioni distorte rischia di fare scelte rischiose per la salute e di perdere fiducia nelle autorità sanitarie, rendendo più difficile gestire l’emergenza [2].

Nel caso dell’Hantavirus, i segnali di una deriva infodemica sono già presenti. Un report dell’Università di Pisa pubblicato nel maggio 2026 ha rilevato che, nella settimana tra il 6 e il 12 maggio, la produzione di contenuti online legati all’Hantavirus è aumentata del 500% [3]. Gli esperti che hanno condotto il monitoraggio precisano che, al momento dell’analisi, in Italia non si riscontravano ancora filoni strutturati di disinformazione organizzata, ma che il sistema aveva già registrato i “primi inequivocabili segnali di una deriva infodemica” [3].

Dottore, che tipo di notizie false stanno circolando?

Le false informazioni che si stanno diffondendo sull’Hantavirus non sono inedite: sono in larga parte le stesse che avevano caratterizzato la pandemia da Covid-19. Secondo una ricerca pubblicata dalla rivista Scientific American nel maggio 2026, la disinformazione sull’Hantavirus a livello internazionale, “non funziona come voci isolate, ma come un ecosistema online già consolidato” [4].

Circolano affermazioni false secondo cui l’Hantavirus sarebbe una conseguenza dei vaccini a mRNA contro il Covid [4]. Alcune voci sostengono addirittura che il virus sia stato creato in laboratorio o che l’epidemia sia stata pianificata anni fa, citando come “prova” un vecchio post sui social media del 2022 [5]. L’OMS ha risposto direttamente a questi allarmi, precisando che l’Hantavirus non è il prossimo Covid, che esiste da decenni ed è molto diverso nelle modalità di trasmissione [6].

Queste narrazioni non nascono dal nulla: la pandemia da Covid-19 ha lasciato un segno profondo nel modo in cui molte persone percepiscono le emergenze sanitarie e le istituzioni. Come ha osservato un ricercatore che studia la disinformazione all’Università di Buffalo, “le teorie del complotto legate al Covid non sono mai davvero sparite: sono rimaste latenti” [6], pronte a riattivarsi non appena è emersa una nuova notizia legata alla salute.

C’è anche un meccanismo psicologico che rende tutto questo più difficile da contrastare. Monica Wang, ricercatrice di sanità pubblica presso la Boston University specializzata in disinformazione sanitaria, spiega che gli esseri umani non sono “programmati” per la felicità, ma per la sopravvivenza: quando percepiamo una minaccia nell’ambiente, cerchiamo istintivamente più informazioni possibili su di essa. Tutto ciò che evoca paura, sorpresa o disgusto cattura la nostra attenzione in modo automatico, perché il nostro cervello è costantemente all’erta su una domanda: “La mia sicurezza è a rischio?” [4].

Gli psicologi chiamano questo fenomeno negativity bias o, più precisamente, threat bias: il bias di minaccia. Il risultato pratico è che un post allarmante su un virus riceverà quasi sempre più attenzione di uno rassicurante e basato sui fatti. E le piattaforme social amplificano questo effetto: i loro algoritmi premiano la capacità di generare engagement (quindi reazioni, commenti, condivisioni, like), non l’accuratezza [4].

Dottore, anche in Italia ci sono segnali di preoccupazione eccessiva?

Sì. Un sondaggio condotto dall’Istituto Piepoli tra l’11 e il 13 maggio 2026 su un campione di 500 adulti residenti in Italia ha rilevato che il 33% dei partecipanti ha indicato la vicenda dell’Hantavirus come l’evento più importante della settimana, più dei conflitti internazionali e di qualsiasi altra notizia [7]. Sempre nello stesso sondaggio, il 45% degli intervistati ha dichiarato di temere “molto” o “abbastanza” che l’Hantavirus possa diventare una nuova pandemia come il Covid-19 [7].

Questi dati suggeriscono una percezione del rischio che, almeno in parte, non corrisponde alla reale situazione epidemiologica, che l’ECDC ha classificato come a rischio molto basso per la salute pubblica generale in Europa [8].

Il problema, sottolineano i ricercatori dell’Università di Pisa, non è solo la disinformazione, ma anche i vuoti informativi: le persone cercano online informazioni su sintomi, possibilità di contagio e mappe di diffusione, e trovano risposte scarse da parte delle istituzioni sanitarie ufficiali [3]. Questo spazio vuoto viene rapidamente occupato da contenuti inaffidabili. Il comunicato stampa dei ricercatori pisani ricorda che “ogni spazio lasciato vuoto dalla comunicazione istituzionale viene rapidamente colonizzato da narrative distorte” [3].

Dottore, come posso difendermi dall’infodemia?

Il primo passo è rivolgersi sempre a fonti ufficiali e attendibili: il sito del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’OMS sono i punti di riferimento per informazioni aggiornate e verificate. Quando si legge una notizia allarmante, è utile chiedersi chi l’ha scritta, se cita fonti verificabili e se altre fonti credibili riportano la stessa informazione.

È importante anche non condividere notizie senza averle prima verificate: ogni condivisione, anche solo per segnalare che “sta girando questa cosa”, contribuisce ad amplificare il messaggio. Infine, è normale sentirsi preoccupati di fronte a notizie su nuove malattie, ma è utile ricordare che, come abbiamo spiegato prima, la paura è uno degli stati emotivi in cui siamo più vulnerabili alla disinformazione. Se si nutrono dubbi specifici sulle proprie condizioni di salute o su possibili esposizioni a rischio, il proprio medico di medicina generale è la persona più indicata a cui rivolgersi.

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Autore Benedetta Ferrucci (Pensiero Scientifico Editore)

Benedetta Ferrucci lavora dal 2001 come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove si occupa di tradurre informazioni scientifiche in contenuti chiari e accessibili per siti di informazione medica, riviste online e progetti di formazione a distanza per professionisti sanitari.
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