L’ansia da palcoscenico è una malattia?

23 Febbraio 2026 di Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

Microfono davanti a una platea, immagine che rappresenta l’ansia da prestazione durante un’esibizione in pubblicoEsibirsi in pubblico mette alla prova le proprie capacità artistiche e intellettuali e spesso determina la consacrazione o il fallimento. Su un palco come quello del Festival di Sanremo, di fronte a milioni di spettatori, anche l’artista più sicuro di sé è esposto all’ansia e al timore di stonare (o di scivolare dall’iconica scalinata). L’ansia da palcoscenico non è una patologia mentale, ma la manifestazione di sintomi, anche fisici, che possono compromettere una carriera, far perdere l’occasione di vincere una gara, superare un esame o ottenere un lavoro.

Quando la tensione smette di essere uno stimolo positivo e diventa un ostacolo? È possibile gestire lo stress e affrontare una prova impegnativa senza temere di stare male?

Dottore, che cos’è l’ansia da palcoscenico?

Professionista dietro le quinte con espressione di forte tensione prima di un intervento pubblico, tipica dell’ansia da prestazioneÈ una forma di ansia che si sperimenta in occasione di un’esibizione in pubblico. Può capitare ai musicisti, ai relatori di una conferenza, agli sportivi o a chiunque debba affrontare un esame, un colloquio o un’intervista: situazioni in cui ci si espone al giudizio altrui. La paura di salire su un palco o di mostrarsi davanti a un microfono o una telecamera si può definire anche ansia da prestazione. Sono scenari in cui si teme di sbagliare, deludere o semplicemente mostrarsi vulnerabili.

Questo tipo di ansia può colpire persone di ogni età e non è determinante il livello di esperienza o di competenza. Moltissimi grandi artisti hanno confessato di aver temuto di stonare, di sbagliare una nota o dimenticare una battuta a teatro, di fare scena muta a un provino solo per insicurezza o come conseguenza di forte stress.

Spesso si attraversano momenti di ansia da prestazione in totale solitudine; non è facile, infatti, parlarne, perché confessare questo timore, la paura di fallire, potrebbe esporre a un giudizio. Però è necessario affrontare la paura da palcoscenico: il rischio è perdere fiducia in sé stessi e abbandonare un progetto, rinunciare a una grande occasione [1]

Come si riconosce questa paura?

Chi prova paura del palcoscenico avverte sintomi fisici: battito cardiaco accelerato (tachicardia), tremori e sensazione di freddo agli arti, sudorazione, bocca secca, difficoltà a parlare o a mantenere il respiro regolare. Talvolta si possono provare anche nausea, vertigini, confusione mentale.

Queste manifestazioni sono la risposta del corpo quando si percepisce o si anticipa un momento potenzialmente stressante. Il sistema nervoso simpatico attiva una risposta di protezione di fronte a una minaccia percepita. Si tratta del meccanismo “combatti o fuggi”: è un processo naturale che, grazie al rilascio di ormoni come l’adrenalina, porta alla contrazione dei muscoli e alla restrizione dei vasi sanguigni.

I sintomi possono essere lievi – un po’ di nervosismo, imbarazzo – oppure accentuarsi fino a procurare la sensazione di essere bloccati, sopraffatti [1].

Dottore, la paura del palcoscenico è una malattia?

No, non è una malattia. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, il testo di riferimento per diagnosticare problemi di salute mentale, non menziona espressamente la paura del palcoscenico. In molti casi, quando per esempio i sintomi sono frequenti e difficili da controllare, la paura di esibirsi in pubblico è considerata una variante del disturbo d’ansia sociale, che comprende anche l’ansia da prestazione [2].

Livelli controllabili di ansia sono dunque normali e, in certi casi, anche benefici: permettono di concentrarsi sul risultato e affrontare la situazione particolare. Ne abbiamo parlato anche nella scheda sullo stress positivo.

Dottore, quando invece dovrei preoccuparmi e chiedere aiuto?

Giovane uomo davanti a un microfono in sala conferenze aziendale con evidente tensione prima di un interventoNon è semplice valutare le proprie difficoltà; così come non è consigliabile autodiagnosticarsi disturbi di ansia. Esistono siti dedicati a musicisti e attori che propongono test di autovalutazione dell’ansia da prestazione. Pur ispirandosi a teorie psicologiche consolidate (come quelle alla base dei test per l’ansia musicale) [3], questi strumenti online non hanno validità scientifica.

Se la paura di esibirsi diventa invalidante, porta a evitare il palco e rischia di compromettere la carriera, da studente o da professionista, è raccomandabile consultarsi con il proprio medico di medicina generale. In questo ambito, si valuterà anche la presenza di eventuali disturbi correlati, come la depressione, il disturbo da panico o quello da ansia generalizzata, e la necessità di seguire una terapia.

Allora, dalla paura del palcoscenico si può guarire?

Superare questa paura è un obiettivo possibile, basta individuare il trattamento più adatto. Non essendo una malattia, si valutano le manifestazioni e la percezione della gravità.

Da una revisione sui trattamenti per l’ansia da prestazione nei musicisti emerge che la terapia cognitivo-comportamentale è il percorso più efficace per ridurre l’ansia. Nello stesso studio, viene considerato anche il ricorso ai beta-bloccanti che aiuta la riduzione dei sintomi fisici ma non ha invece effetti significativi sul controllo della paura né aiuta a migliorare la performance. Si raccomanda comunque di non ricorrere a medicinali senza la prescrizione del medico [4].

meditazione mindfulness

Dottore, esistono metodi per scaricare la tensione, calmarsi, prima di un’esibizione?

Quinte di un teatro che si aprono verso il palco illuminato, punto di vista di chi sta per esibirsiAlcune strategie di gestione dello stress già utilizzate con successo in altre occasioni possono aiutare a controllare l’ansia da palcoscenico [1]:

  • respirare consapevolmente;
  • praticare la mindfulness;
  • fare esercizio fisico per attivare endorfine, gli ormoni del benessere;
  • accettare di essere emozionati e di poter commettere errori.

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Autore Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

Maria Frega è sociologa, specializzata in comunicazione, e scrittrice. Si occupa di scienza, innovazione e sostenibilità per un'agenzia di stampa e altri media. Sugli stessi temi cura contenuti per testi scolastici e organizza eventi di divulgazione con associazioni ed enti pubblici. È inoltre editor di saggistica e tiene corsi di scrittura anche nelle scuole e in carcere. I suoi ultimi libri sono Prossimi umani e Filosofia per i prossimi umani, con Francesco De Filippo per Giunti Editore.
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