La neve artificiale è pericolosa?

11 Febbraio 2026 di Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

La neve artificiale è ormai essenziale per il turismo, per aprire le piste da sci ad atleti e appassionati. Anche i Giochi Olimpici Invernali dipendono dalla neve tecnica: a Cortina2026, le alte temperature e la scarsità di precipitazioni hanno richiesto l’utilizzo di 2,4 milioni di metri cubi di neve “programmata”.

Sebbene sia l’ambiente a soffrirne, molti sciatori, professionisti e non, sono preoccupati sull’eventuale tossicità della neve quando non è naturale. Quali sono i rischi? Nessun allarme per la salute: gli additivi usati per congelare l’acqua sono monitorati e sicuri.

Sarà però necessario trovare alternative più sostenibili di quelle attuali, soprattutto in Italia. Tra i paesi alpini siamo i più dipendenti dalla neve artificiale: oltre il 90% delle sue piste da sci è innevato con sistemi tecnici [1].

Di che cosa è fatta la neve artificiale delle piste da sci?

La neve artificiale ha la stessa composizione chimica di quella naturale: entrambe sono fatte di acqua e aria. Durante una nevicata, minuscole goccioline d’acqua nelle nuvole si congelano e cadono verso il suolo in forma di fiocchi. La neve artificiale (detta anche tecnica o programmata) replica questo processo mediante macchinari – innevatori o cannoni sparaneve – che nebulizzano e raffreddano l’acqua finché congela.

Negli impianti sciistici il processo è controllato e può impiegare specifici additivi. Per favorire la formazione del ghiaccio quando le temperature superano lo zero, si ricorre a sostanze che facilitano il congelamento e permettono di ridurre gli sprechi idrici ed energetici [2].

Dottore, per produrre la neve artificiale si utilizzano sostanze chimiche pericolose?

Questo è uno dei timori più comuni a proposito della neve artificiale; in realtà, sciare su piste arricchite di neve tecnica non è considerato pericoloso per la salute. Gli additivi disciolti nell’acqua sono di origine organica e non risultano tossici per l’uomo. Si tratta di prodotti a base di Pseudomonas syringae, un batterio. Il nome potrebbe far pensare a infezioni che colpiscono anche l’organismo umano, ma in questo caso si utilizzano proteine presenti sulla superficie di quel microorganismo, trasformate con processi sicuri. Si ottiene così l’elemento che contribuisce a formare gli strati di neve.

Questi additivi sono utilizzati da oltre vent’anni. Le formulazioni impiegate nelle fasi iniziali, oggi non più in uso, sono state sostituite da prodotti conformi agli standard di sicurezza, senza evidenze di rischi per la salute degli sciatori [3].

Gli studi in questo campo non sono molti, e ogni Paese ha una normativa diversa. Una delle indagini più approfondite sui potenziali rischi per la salute è stata condotta dall’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria ambientale e del lavoro (Afsset). Secondo questa ricerca, Pseudomonas syringae non è patogeno per l’uomo perché viene “inattivato”, cioè privato del potere infettivo o allergizzante [4, 5].

Dottore, ci sono categorie più esposte?

La ricerca francese specifica che i rischi sono nulli per gli sciatori adulti e trascurabili per i bambini. I controlli sulle sostanze aggiunte e sulla composizione microbiologica dell’acqua sono effettuati in modo regolare – almeno nei Paesi europei.

Gli unici soggetti vulnerabili ad allergie o infezioni sono gli operatori che preparano gli additivi e puliscono gli impianti; è tuttavia sufficiente dotarsi di dispositivi di protezione (occhiali, mascherine e guanti) per prevenire contaminazioni [4].

Attenzione, però, anche alla neve naturale. Come abbiamo approfondito nella scheda “Posso mangiare la neve?”, anche le zone apparentemente più isolate e in alta quota possono essere contaminate da inquinanti, batteri fecali, microplastiche.

Esistono altri rischi specifici legati alla neve artificiale?

Alcuni sciatori temono che possa causare problemi respiratori. Non è un rischio specifico causato dalla neve prodotta dai cannoni; riguarda, invece, gli atleti di sport invernali indoor, cioè al chiuso. Sulle piste di pattinaggio o sui campi da hockey ci si potrebbe, infatti, esporre a gas nocivi (monossido di carbonio, biossido di azoto, particolato). Casi come questi sono però correlati a malfunzionamenti o alla manutenzione inadeguata degli impianti [6].

La neve tecnica, infine, ha caratteristiche fisiche che la rendono diversa da quella naturale. Chiunque abbia sciato su piste alimentate da cannoni avrà notato il fondo più compatto e ghiacciato; perciò è necessaria maggiore attenzione per evitare cadute. Ed è importante adattare stile e velocità di conseguenza. Per sciare in sicurezza, consigliamo la lettura della scheda “Si possono prevenire traumi e lesioni sugli sci?”.

Dottore, la neve artificiale ha un impatto sull’ambiente?

Sì, diversi studi stanno monitorando le conseguenze dell’innevamento artificiale. La produzione richiede quantità importanti di acqua ed elevati consumi energetici, con inevitabili conseguenze sugli ecosistemi e sulle comunità locali.

Inoltre, il suolo delle piste innevate artificialmente rimane ricoperto da strati di ghiaccio per lunghi periodi: sono stati documentati danni alla vegetazione e rallentamenti del suo ciclo naturale [7, 8]. Con la crisi climatica e l’overtourism sono perciò urgenti soluzioni più sostenibili.

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Autore Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

Maria Frega è sociologa, specializzata in comunicazione, e scrittrice. Si occupa di scienza, innovazione e sostenibilità per un'agenzia di stampa e altri media. Sugli stessi temi cura contenuti per testi scolastici e organizza eventi di divulgazione con associazioni ed enti pubblici. È inoltre editor di saggistica e tiene corsi di scrittura anche nelle scuole e in carcere. I suoi ultimi libri sono Prossimi umani e Filosofia per i prossimi umani, con Francesco De Filippo per Giunti Editore.
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