Le coliche del bambino si “curano” col phon?

12 Febbraio 2019 di Il Pensiero Scientifico Editore

Sono uno dei principali incubi di qualsiasi genitore: le coliche nel neonato. Come qualsiasi altro spauracchio, anche in questo caso la speranza di riuscire ad avere la meglio passa per la messa in atto di contromisure di ogni genere: a volte, oltre il limite del ridicolo.

Cosa intendiamo quando parliamo di coliche nel neonato?

“Quando si parla di coliche ci si riferisce a crisi di pianto improvviso, incontrollato e continuo” spiega Maurizio Bonati, responsabile del Laboratorio di salute materno-infantile dell’Istituto Mario Negri di Milano. “Il viso del neonato diventa arrossato, l’addome teso e le gambe flesse sulla pancia. A volte, il neonato si irrigidisce e si contorce, emettendo gas dall’intestino e per questo alcuni le chiamano coliche gassose.”

Secondo alcuni autori, per definire le coliche nel neonato vale “la regola del tre”: il bimbo deve piangere per più di tre ore al giorno, per almeno tre giorni a settimana, per oltre tre settimane [1]. In una lettera giunta alla rivista Un pediatra per amico (UPPA: un riferimento da tenere d’occhio per tutti i genitori) un acuto pediatra – Costantino Panza – ha proposto un punto di vista un poco diverso e intrigante: “Tutti sappiamo che i bambini piangono, qualcuno anche molto, nei primi tre mesi di vita. Questo pianto che può durare anche alcune ore in una giornata, ed è spesso inconsolabile, è chiamato tradizionalmente ‘colica del lattante’. Ora, io non sono d’accordo né sul fatto che pianga, secondo me urla o gorgheggia, e nemmeno sul fatto che sia una colica, e in effetti a oggi non sono presenti prove scientifiche che attestino che tutti i bambini del mondo abbiano nei primi mesi di vita una malattia dell’intestino che li fa piangere. Questi bambini che si mettono a ‘ululare’, solitamente verso sera, sono (…) difficili da calmare. Ci si prova con l’osteopatia, con i massaggi, con i probiotici, con le tisane o le medicine (ahimè) senza apprezzabili risultati se non che il problema del pianto si risolve spontaneamente al terzo o quarto mese, qualsiasi cura medica si proponga” [2].

Cosa bisogna fare in questi casi?

“Come abbiamo scritto nella guida Lo sai mamma, che abbiamo preparato per i genitori in collaborazione con la Associazione culturale pediatri [3], quando si incontrano questi segnali è bene innanzitutto consultare il pediatra che escluderà problemi per malattie più gravi”, chiarisce Maurizio Bonati. “Allo stesso modo, il pediatra e i genitori potranno considerare se nella dieta ci sia qualche alimento che potrebbe favorire l’insorgenza del disturbo. Le coliche gassose possono presentarsi nei neonati nei primi tre o quattro mesi di vita, generalmente dal tardo pomeriggio alle prime ore della notte.”

Di nuovo, è prezioso l’inquadramento che di questo problema offre il pediatra Costantino Panza: “Su centinaia di bambini cui si attribuiscono coliche d’aria, probabilmente solo poche decine avranno dei veri fastidi addominali, mentre la gran parte sono semplicemente neonati che piangono (per tremila altri motivi, anche i più imperscrutabili). Quindi, quella che sembra una vera e propria epidemia di coliche dei bambini, da cui solo pochi fortunati sfuggono, altro non è che la somma di tanti piccoli problemi e disagi, oppure un momento dello sviluppo del bambino nei primi mesi di vita” [4].

È vero che si “curano” col phon?

“Da qualche tempo ormai si è diffusa sul web una vera e propria indicazione all’uso terapeutico del phon elettrico indirizzato verso il capo o il volto del neonato o del lattante in caso di coliche” ci risponde Giovanni Corsello, pediatra dell’università di Palermo. “Come sia nata questa strana indicazione terapeutica è difficile da comprendere sino in fondo; certamente è il frutto di esperienze aneddotiche diffuse via web o sui social network da genitori spinti a qualsiasi tentativo per indurre il sonno e interrompere il circolo vizioso del pianto inconsolabile. Il problema è che indicazioni del genere non sono scevre da rischi e danni per la salute.” [5]

Dottore, perché può essere pericoloso?

“Diffondere come taumaturgica e miracolosamente risolutiva una misura del genere” prosegue Corsello “che naturalmente è priva di qualsiasi base ed evidenza clinica, espone il neonato a rischi di lesioni cutanee di vario genere, dalla dermatite all’ustione, rendendolo vittima di un vero e proprio abuso. Le lesioni cutanee possono assumere un aspetto ulcerativo che pone notevoli problemi di diagnosi differenziale. A volte oltretutto risulta difficile collegare queste lesioni alla pratica del phon, in quanto non facilmente correlabile con quanto riferito dai genitori.”

Allora, cosa dovrebbe fare un genitore se il bimbo ha le coliche?

“Esistono diverse ‘tecniche’ in grado di calmare o perlomeno di alleviare il pianto del bambino” spiega Maurizio Bonati. “Ma trattandosi di un fenomeno molto complesso non è detto che lo stesso metodo sia efficace per tutti i bambini. Importante, soprattutto per la mamma e il papà, è mantenere la calma. Infatti il bimbo percepisce l’ansia e il nervosismo che affliggono spesso i genitori esasperati da notti insonni.”

Qualche consiglio mirato?

“Allattare il bambino può servire a tranquillizzarlo” dice Bonati. “Se è allattato al seno, è importante assicurarsi che la posizione sia corretta e che il bimbo non ingurgiti aria. Poi, l’ambiente dovrebbe essere più tranquillo possibile, evitando luce e rumori forti. Sempre per rassicurare il bambino, può essere utile cullarlo con movimenti ritmici: anche salire e scendere le scale può aiutare. Un massaggio leggero alla pancia può aiutare il bimbo a liberare l’aria. Se il bambino gradisce il bagnetto, può essere una soluzione perché l’acqua tiepida aiuta a rilassare l’addome e la muscolatura.”

Costantino Panza, il pediatra autore della lettera a UPPA prima citata [2], suggerisce anche di tenere il bambino il più vicino possibile al corpo della mamma o del papà durante la giornata, per esempio trasportandolo con sé “in fascia” (il cosiddetto babywearing).

Ci sono farmaci che possono servire?

“Non è opportuno somministrare farmaci” risponde Bonati. “Anche il simeticone, farmaco molto diffuso, è risultato di scarsa utilità.” Allo stesso modo, le prove che i probiotici possano alleviare le coliche nel lattante non sono del tutto convincenti, anche se continua la ricerca in questo campo [6,7].

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